L'Usi coinvolge le aziende nel centro di competenze
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ANDREA STERN


Forse è stato solo un bluff. Un modo di fare pressione sull’antagonista in una partita di poker che si sta protraendo da troppo tempo. "Lo stabile Mizar resta la sede ideale per il centro di competenze sulle scienze della vita - ammette Claudio Massa, membro di Lugano Medtech e per diciotto anni, fino allo scorso ottobre, membro del Consiglio di fondazione del Cardiocentro -. Si tratta però di stabilire un prezzo congruo, perché la cifra chiesta dal proprietario, Swisslife, è troppo alta".
Si spiegano così, forse, le parole di Michele Foletti, presidente di Lugano Medtech, che settimana scorsa aveva praticamente annunciato l’abbandono dell’opzione Mizar. Uno stabile da lui definito troppo grande che in realtà è invece troppo caro. "Inizialmente Swisslife chiedeva 50 milioni di franchi - spiega Massa -. È scesa a 40 e poi a 35 in caso di pagamento immediato. Ma lo stabile, a mio modo di vedere, non ne vale più di 30". Considerando che davanti alla porta di Swisslife non c’è la fila di pretendenti, un accordo per il Mizar potrebbe ancora essere trovato. E poi cosa succederebbe?
"L’orientamento è chiaro - sostiene Massa -, si vuole realizzare un centro di competenze che racchiuda sotto lo stesso tetto l’università e le aziende private". Un progetto portato avanti da Boas Erez, rettore dell’Università della Svizzera italiana, il quale ha raccolto il testimone dal Cardiocentro. Salvando di fatto un progetto che altrimenti sarebbe caduto sotto i colpi assassini della trattativa tra ospedale del cuore ed ente ospedaliero. L’obiettivo di Erez, ora, è quello di affiancare alla nuova facoltà di medicina un polo di ricerca che racchiuda tutte le eccellenze ticinesi e che funga da facilitatore di progetti.
"Io sono molto favorevole alla ricerca, è da decenni che ne faccio - sottolinea Alberto Siccardi, presidente del Cda di Medacta, una delle principali aziende del cantone attive in ambito Medtech -. La Svizzera è il Paese con il maggior numero di brevetti per abitante e deve continuare a puntare sulla ricerca. Per questo credo molto in un centro di competenze". Ma, precisa Siccardi, solo a due condizioni. "La prima è che ci sia un progetto chiaro e ben definito - afferma -. Perché sarebbe uno spreco di risorse creare un enorme centro senza sapere in che direzione andare. La seconda condizione è la garanzia della confidenzialità. Perché in un enorme centro il rischio è che le aziende private si rubino le idee e i ricercatori". Soddisfatte queste condizioni, il fondatore di Medacta sarebbe disponibile a partecipare al progetto, del quale ha già discusso a lungo con il rettore dell’Usi.
Non è invece stato interpellato Franco Cavalli, fondatore dell’Istituto oncologico della Svizzera italiana (Iosi). "Non siamo stati coinvolti nel progetto Mizar e ho appreso solo dalla stampa di questa idea del rettore dell’Usi - afferma Cavalli -. Noi stiamo ampliando il nostro centro a Bellinzona ed è qui che intendiamo portare avanti le nostre attività. Poi, certo, siamo aperti a qualsiasi collaborazione. Ma per ora mi sembra che la situazione sia ancora poco precisata, attendiamo di vedere come evolverà questa idea".
A farla evolvere, oltre a Erez, vi è l’imprenditore Davide Gai, che si occupa di sviluppare progetti concreti e trovare finanziamenti. "C’è una buona risponenza - sostiene Gai -, ci sono tutti gli elementi per creare un valido centro di competenze. Tra l’altro la nascita della facoltà di medicina ha fatto sì che in Ticino siano migrati professionisti di grande valore, principalmente da oltre Gottardo. La qualità c’è, senz’altro". Anche Gai resta possibilista sul Mizar, pur ricordando che "è meglio avere dei bei progetti in stanze in affitto che avere un bello stabile senza progetti".
Resta l’incognita di quale sarà l’eventuale ruolo del Cardiocentro in questo polo di ricerca. Tiziano Moccetti, che dopo le dimissioni di massa è l’unico superstite nel Consiglio di amministrazione della Fondazione per l’istituto svizzero di medicina rigenerativa e terapie innovative (Sirm) non vuole rilasciare dichiarazioni. Ma Massa conferma quanto già dichiarato da Foletti, ovvero che "negli ultimi due anni il Cardiocentro ha smantellato buona parte di quanto era stato creato a livello di ricerca". Ergo, difficilmente l’ospedale del cuore avrà bisogno di nuovi spazi. Lo stesso Foletti guarda oltre ma a scanso di equivoci ribadisce il lato positivo del Mizar: "È in posizione strategica".

astern@caffe.ch
31.03.2019


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