Sempre più ricchi stranieri investono sugli impianti invernali
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dietro i milioni in pista
FEDERICO FRANCHINI


Lo scorso aprile, nel bel mezzo delle vacanze pasquali, gli impianti di risalita di Crans-Montana sono rimasti chiusi due giorni. Non si è trattato di condizioni meteo sfavorevoli. Il motivo era una diatriba finanziaria che opponeva la società di gestione degli impianti, controllata dal miliardario ceco Radovan Vitek, e alcuni comuni vallesani. Dopo la mediazione del Consiglio di Stato e l’ultimatum dell’Ufficio federale dei trasporti, la crisi è rientrata. Ma le tensioni tra le autorità locali e l’uomo d’affari, soprattutto in merito ad una questione immobiliare, sono proseguite.
Una vicenda, quella di Crans-Montana, che ha influito sulle scelte strategiche di un’altra stazione vallesana, Saas Fee. Fino allo scorso aprile, infatti, sembrava che la maggioranza delle azioni della società di gestione degli impianti dovesse essere venduta all’americano Edmond Offermann, già azionista di minoranza. Ma l’assemblea generale ha respinto la proposta. Dopo il ritiro di Offermann, il principale azionista è diventato l’investitore austriaco Markus Schröksnadel. Quest’ultimo, presidente da 28 anni della potente federazione di sci austriaca, è un esperto del settore: proprietario di una decina di stazioni in Austria, ha già investito nella località grigionese di Savognin. Dopo anni difficili e un buco finanziario di 10 milioni, Saas Fee aveva bisogno di soldi freschi: a differenza di Crans-Montana, qui l’arrivo di un imprenditore estero sembra aver fatto tutti felici. "Non si tratta di una macchina per riciclare denaro, di un investitore che arriva dal nulla, o un russo, bensì di un investitore alpino che sviluppa la propria impresa" ha dichiarato alla Rts il presidente del Comune, Roger Kabermatten. La autorità locali hanno comunque preso alcune precazioni, mantenendo una minoranza con diritto di veto per le decisioni strategiche.
In questi ultimi anni altre stazioni sciistiche svizzere sono state salvate da ricchi investitori stranieri. Nel 2005 Glacier 3000, la società che gestisce gli impianti vodesi di Les Diablerets è fallita. Alcuni ricchi stranieri di casa nella vicina Gstaad hanno così deciso di mettere mano al portafoglio. Il nuovo consorzio d’investitori raggruppa il francese Jean-Claude Mimran, il britannico Bernie Ecclestone e la russa Ekaterina Rybolovleva. Il denaro investito, più di 35 milioni di franchi, ha permesso a Glacier 3000 di ritrovare le cifre nere. "Posso chiaramente qualificarli di salvatori", ha dichiarato alla stampa Nernhard Tschannen, direttore della società. Spesso gli investimenti negli impianti di risalita, considerato un settore poco redditizio, sono legati a progetti immobiliari. È il caso di Rodovan Vitek, proprietario del gruppo lussemburgese CPI Property Group, che a Crans-Montana possiede ristoranti, una clinica e che sta costruendo un albergo di lusso il cui successo dipenderà proprio dal mantenimento degli impianti di risalita. Stesso discorso per Andermatt dove l’uomo d’affari egiziano Samih Sawiris ha investito quasi 1 miliardo di franchi. Negli impianti di risalita, certo. Ma soprattutto in molti progetti immobiliari. Sogni di grandezza che hanno dato ossigeno alla regione ma che tuttavia non convincono tutti. Vuoi per l’impatto ambientale, ma anche per la dipendenza sempre maggiore della regione da un unico datore di lavoro.
13.01.2019


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