Arriva dal Ticino il 70% delle salme per la ricerca medica
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Il funerale costa troppo,
il corpo va alla scienza
PATRIZIA GUENZI


L’ha già compilato tanti anni fa quel formulario Delia, quando ancora in pochi ci pensavano o erano a conoscenza della possibilità. E oggi, ultrasettantenne, è sempre più convinta di avere fatto la cosa giusta: donare il proprio corpo alla scienza quando sarà. "Niente spese né fastidi per chi resta", dice Delia spiccia, mostrando la tessera che porta sempre con sè. A tuttoggi sono circa 4mila in Ticino le persone che hanno scaricato, compilato e inviato all’Istituto di anatomia dell’Università di Zurigo il formulario con le "ultime volontà". E a Zurigo, istituto di riferimento per il cantone, il 70 per cento delle salme provengono dal Ticino.
I motivi che spingono a non volere un funerale, né una cerimonia, seppur breve, né una sorta di benedizione? Principalmente una ragione di risparmio, l’"ultimo saluto" si sa, è costoso. E poi per non dare ai propri cari il disagio del "dopo", dall’organizzazione del rito funebre alla cerimonia sino alla sepoltura o alla cremazione. Per Alberto Bondolfi, professore di teologia, invece, "è per una questione psicologica".
Niente spese né impicci, dunque. Inoltre, scegliere un istituto di anatomia quale ultima meta renderebbe meno doloroso (per chi resta) il distacco, e tutto finisce più in fretta. Quando giunge il momento, basta una telefonata del medico curante, dell’ospedale, del comune o del parente all’istituto di anatomia che con una ditta di onoranze funebri del posto organizza tutto, dai documenti alla preparazione e trasporto della salma, dalla cremazione al termine degli esami, sino alla deposizione dell’urna nella tomba comune dell’istituto o anche l’invio di questa ai congiunti menzionati nelle ultime volontà del defunto. Senza che i parenti debbano pagare un centesimo, bara o cremazione sono comprese.
In Svizzera sono sei gli istituti di anatomia: Basilea, Friborgo, Ginevra, Losanna, Zurigo e Berna. "La donazione delle salme permette di garantire l’insegnamento e la ricerca della scienza che studia la struttura del corpo umano, il cui compito principale è proprio quello di istruire gli studenti di medicina del primo e del secondo anno e i futuri specialisti - spiega Elisabetta Rossi, portavoce dell’Istituto di Zurigo -. I futuri medici di domani imparano a conoscere la complessità del corpo umano, a scoprire i diversi organi e fanno esercizi pratici". Anche lo sviluppo di nuove tecniche chirurgiche richiede che siano testate prima di essere applicate su pazienti in sala operatoria. Ecco perché studio e ricerca fanno affidamento sulla donazione di corpi.
Un gesto generoso offrire il proprio corpo alla scienza, un atto di umanità, un regalo che una persona fa ad altre e, in special modo, alla generazione futura, si legge sul sito dell’Istituto di anatomia di Zurigo. Un gesto dietro il quale "si nasconde l’immaginario di sè - riprende il professor Bondolfi che spiega perché prima l’ha definito "una questione psicologica" -. Ognuno di noi ha una fantasia di se stesso come corpo morto. Ci sono molte persone che hanno un grande interesse di sapere cosa avverrà delle proprie spoglie mortali e altre alle quali, invece, non interessa proprio nulla". Fate di me ciò che volete, insomma. E sarebbero questi i più "generosi".
Una generosità difficilmente traducibile in numeri. Gli Uffici controllo abitanti del cantone non hanno un registro. Quando arriva la copia delle "ultime volontà" del cittadino tal dei tali, la mettono nella sua cartella. Niente di più. Difficile avere cifre o statistiche anche dai singoli istituti. Solo quello di Berna conferma al Caffè l’aumentato interesse: "Oggi in molti conoscono questa possibilità, grazie ai media che ne parlano, un tempo no - dice Nicole von Wattenwyl -. Ogni anno riceviamo 100-150 formulari". Mentre qualche mese fa all’Ats l’Università di Zurigo aveva detto "abbiamo bisogno di 80 corpi all’anno che non facciamo fatica ad ottenere". Una cinquantina invece ne arrivano a Losanna e Basilea.
Una cosa è però certa. Non tutti decidono da giovani di donare il corpo alla scienza. La maggior parte firma il formulario già con i capelli grigi, o raggiunta l’età della pensione. La vecchiaia che s’allunga sempre più, spesso con pochi legami familiari, spinge molti anziani a non voler pesare sui parenti. Come dire?, a sbrigarsela da soli, senza lasciare alcun tipo di incombenza, né materiale né finanziaria.
Per donare il corpo non vi sono limiti d’età, la struttura dell’organismo rimane intatta anche da vecchi. Al momento della compilazione del formulario, vanno però segnalate le malattie avute in precedenza. La donazione è impossibile in caso di patologie infettive gravi, ferite aperte, autopsie precedenti. Negli ultimi anni, a causa del raggiungimento del limite della capacità di accettazione, la presa in consegna dei corpi è stata temporaneamente ridotta o sospesa. "In questi casi - spiega Rossi - ci appoggiamo a colleghi di altri istituti di anatomia, basta che sul formulario il deceduto ci abbia autorizzato a farlo".

pguenzi@caffe.ch
01.07.2018


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