Medici e politici contro la carenza di personale in corsia
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"Obblighiamo i privati
a formare infermieri"
PATRIZIA GUENZI


Una soluzione c’è per far fronte, almeno in parte, alla mancanza, cronica ormai, di personale infermieristico in Ticino. Ed è pure semplice: imporre ai privati, alle cliniche dunque, di fare formazione, come già fanno gli ospedali pubblici. Un po’ l’uovo di Colombo. È la ricetta sottoscritta da molti medici, associazioni di categoria e politici.  Ma si sa, tra il dire e il fare… E così l’emergenza rimane.
Un’emergenza che, tradotta in cifre, per il cantone significa assumere da oltre frontiera buona parte di assistenti di cura e altro personale infermieristico. Alla faccia del tanto invocato "primanostrismo", verrebbe da dire. L’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) assicura numerosi posti di stage, quelli messi a disposizione dalle cliniche sarebbero troppo pochi. "C’è probabilmente una parte della politica che non vuole arrivare ad obbligare gli istituti privati a formare più personale curante", osserva la socialista Gina La Mantia, membro della Commissione sanitaria del Gran Consiglio.
Tuttavia, Paolo Bianchi, direttore della Divisione della salute, al Caffè dice: "Non constatiamo difficoltà nel reclutamento di personale nel settore socio-sanitario e non vi è nessuna emergenza in alcun ramo professionale del settore. Perché possiamo far capo al bacino italiano, dove peraltro si trovano persone in generale ben formate. In effetti, sull’insieme del settore il personale frontaliero è il 13% del totale mentre per il personale curante è il 27%". Ma Simone Ghisla, deputato ppd, non ci sta. Con una mozione (ritirata) chiedeva proprio di fare di più in questo settore perché "in Ticino il problema c’è eccome, manca il 50% del personale sanitario", replica. E fa una proposta: "Perché non prendiamo esempio dal canton Berna. Ha introdotto un sistema di bonus/malus, gli istituti che non mettono a disposizione sufficienti posti di stage ricevono meno compensi".
Istituti privati che, al pari di quelli pubblici, beneficiano del finanziamento attraverso l’attribuzione di mandati di prestazione. E quindi, "devono fare la loro parte, visto che incassano denaro pubblico", afferma Helena Zaugg, presidente dell’Associazione svizzera infermieri (Asi) e spiega: "La situazione in Svizzera è questa: mancano 11mila impiegati nel settore delle cure, di cui 6500 sono infermieri diplomati. E per questi, spesso donne, bisogna rendere più attrattiva la professione. Permettere di meglio conciliare lavoro e famiglia, offrire interessanti possibilità di carriera. Ricordo che è un lavoro usurante e che molte donne dopo pochi anni lasciano. Un motivo ci sarà".
Il problema della penuria di personale sanitario esiste in tutta la Svizzera. "E la situazione non migliorerà, grazie alle misure annunciate dalla Confederazione - sottolinea preoccupata la presidente dell’Associazione svizzera infermieri -. Dicendosi contrario all’iniziativa popolare ‘Per cure infermieristiche forti’, senza di fatto proporre alcun controprogetto, il Consiglio federale nega l’esistenza del problema. Un po’ ce l’aspettavamo, ma è stata una grande delusione per noi". L’iniziativa vuole assicurare una buona qualità delle cure, il solo modo per garantire sicurezza. È dimostrato che se il personale infermieristico non è sufficiente la qualità è a rischio, con tutta una serie di complicazioni, infezioni, cadute, piaghe da decubito e maggior rischio di decessi. "Ora ne dovrà discutere il Parlamento - riprende Zaugg -. Alla fine sarà il popolo a decidere". E La Mantia lancia una proposta: "Perché non inserire tra i vari criteri della Pianificazione ospedaliera anche quello della formazione obbligatoria per i privati? Sarà pure una soluzione dal sapore un po’ statalista, ma se occorre...". In altre parole, niente formazione, niente mandati di prestazione (distribuzione delle specialità mediche).
Il Cantone, va detto, qualcosa negli ultimi anni ha fatto. "Ha aumentato i posti di stage e di formazione e ha promesso di migliorare ulteriormente l’offerta, ma tutto ciò non basta - riprende La Mantia -, si stanno pagando i ritardi". Ritardi che toccano anche la riorganizzazione del lavoro, "dove è mancata l’innovazione e la voglia di cambiare - aggiunge Zaugg -. Ad esempio, eliminando inutili costi, provocati da doppioni amministrativi, valorizzando il lavoro delle infermiere, definendo meglio le prestazioni autonome e quelle per cui serve l’ok di un medico".
Intanto, una nota positiva c’è: il numero dei diplomati in cure infermieristiche è raddoppiato, dai 100 del 2011 passerà a 200 quest’anno, e l’offerta formativa in ambito sociosanitario dovrebbe crescere ancora. Da quest’anno la Supsi offre un nuovo master proprio in cure infermieristiche. E per creare più posti di stage, il Cantone propone di aumentare il potenziale formativo in altri ambiti: assistenza, cure a domicilio, centri diurni, studi medici e case anziani. I primi risultati sono attesi già per l’anno prossimo.

pguenzi@caffe.ch
25.03.2018


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