La classe medica contro le nuove tariffe decise a Berna
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"Per Berset noi dottori
siamo tutti dei ladri"
PATRIZIA GUENZI


Qual è il giusto salario per un medico? Una domanda che sicuramente Berna s’è posta prima di rivedere al ribasso, in alcuni casi dimezzarlo, il Tarmed, il tariffario medico che attribuisce un punteggio per ogni prestazione ambulatoriale. "Un salario annuale di 1 milione di franchi per un medico è inaccettabile!", ha tuonato il ministro socialista della sanità, Alain Berset, durante la recente Conferenza nazionale Sanità2020. "Non siamo tutti ladri, ben pochi guadagnano 1 milione l’anno", reagiscono specialisti, cliniche e ospedali.
Intanto, il "nuovo" tariffario starebbe già causando non pochi problemi finanziari. L’Ente ospedaliero (Eoc) è in difficoltà. E s’è mosso. "Per la prima volta sfruttiamo la possibilità di chiedere al Cantone di fissare un valore più alto - spiega al Caffè il direttore generale Giorgio Pellanda -. Da anni l’Ente ha un valore tariffale tra i più bassi in Svizzera, qualcosa dovevamo fare per coprire i costi. Il nuovo Tarmed ci crea difficoltà". Il problema è proprio non riuscire a coprire tutte le spese. Non solo dell’atto medico, anche amministrative e logistiche. "Queste modifiche non favoriranno gli interventi in ambulatorio, visto che in certi casi un medico rischia di rimetterci, di sostenere più costi rispetto a ciò che incassa", spiega la dottoressa Daniela Soldati, membro del Consiglio di amministrazione della clinica Santa Chiara di Locarno che a fine anno aveva annunciato dieci licenziamenti. "Cosa dovevamo fare? - replica -. Aspettare e mandarne via ancora di più? Questa manovra del Consiglio federale non produrrà alcun risparmio. Se prima alcune prestazioni non le fatturavamo, ad esempio la telefonata di un parente, ora non lasceremo perdere più niente, neanche un minuto di consultazione".
Per Berset, invece, il risparmio sarà di 470 milioni di franchi all’anno. E ne beneficeranno gli assicurati. I premi dell’assicurazione obbligatoria saranno sgravati di circa l’1,5%, ha spiegato il ministro. Jürg Schlup, presidente di Fmh, Federazione dei medici svizzeri, replica: "Vogliamo vedere le cifre effettive, anche per assicurare la massima trasparenza. In questo modo potrebbero essere individuabili quei casi (isolati) in cui un medico guadagna un milione di franchi l’anno".
Un’ampia fetta degli 80 miliardi di franchi spesi ogni anno in Svizzera per la sanità se ne va per il salario dei circa 36mila medici. È chiaro che non tutti guadagnano cifre esorbitanti. Dipende dalla specialità, in pool position, oculisti, cardiologi e gastroenterologi che incassano anche oltre 700mila franchi l’anno. "Per Berset i medici sono tutti dei ladri - ripete Soldati -. Ma a guadagnare un milione di franchi sono quelli che lavorano in un ospedale con un’alta percentuale di pazienti privati. Gli altri sono sottopagati, diciamolo chiaramente. Alcune prestazioni nel nuovo tariffario si sono dimezzate. La cataratta, ad esempio, da 315 punti è passata a 115". Stesso discorso per il direttore di Fmh: "Certi guadagni sono possibili solamente avendo molti pazienti privati, mandati di esperti o perizie assicurative; i soli rimborsi della cassa malati di base non permettono di incassare una tale cifra", ribatte Jürg Schlup.
Inaccettabile, dunque, per la classe medica la decisione del Consiglio federale. E c’è chi non s’è limitato a mugugnare, ma è passato all’azione. Come i chirurghi della mano di tredici centri privati del canton Ginevra, che hanno scioperato, dichiarando inaccettabile un taglio dei compensi del 38%. "Questa modifica porta sicuramente meno soldi alla struttura e ai medici con ambulatorio - dice ancora Pellanda -. Da qui la nostra decisione di chiedere all’autorità superiore, il Consiglio di Stato appunto, di valutare un valore del punto più alto". Se sì, avrà effetto retroattivo, gennaio 2018.
Anche H  non ci sta. Per l’organizzazione degli ospedali, pubblici e privati, è una soluzione politica decisamente controproducente. "Contrariamente ai medici di famiglia, che conoscono i loro pazienti, per noi è diverso - dice Conrad Engler, portavoce di H , l’organizzazione degli ospedali, pubblici e privati -. Abbiamo bisogno di molto tempo per fare un’anamnesi completa, soprattutto se la persona è affetta da più patologie. Ora ogni minuto supplementare dobbiamo giustificarlo, e non è detto che ci venga riconosciuto". Per H  la soluzione sarebbe introdurre il metodo dei forfait anche per le cure ambulatoriali, come già avviene per quelle stazionarie. Cosa che è appena stata decisa con una convenzione tra l’Associazione svizzera dei medici con attività chirurgica ed intensiva e Santésuisse.
Tutto ciò, riprende Engler, "renderà ancora più pesante il deficit del settore ambulatoriale di ospedali e cliniche". Eppure, secondo il Consiglio federale alcune prestazioni erano da tempo remunerate eccessivamente, in sostanza non tenevano conto del progresso tecnico che ha ridotto i tempi e anche il "gesto" dello specialista. Inoltre, questo adeguamento tariffale rivaluta le prestazioni dei medici di base.
Intanto, si teme che il nuovo modo di calcolare ogni prestazione, che prevede diverse variazioni, aumenterà il carico amministrativo. "Non solo per noi medici - dice Soldati -, ma anche per le casse malati, costrette a controllare chili e chili di documenti. Per l’anno prossimo prevedo un’impennata dei premi assicurativi". Ma SantéSuisse, che rappresenta un gruppo di casse malati, replica: "Capiamo bene la contrarietà dei medici - osserva la portavoce Sandra Kobelt -. Ma per redigere le fatture e per controllarle basterà soltanto modificare il programma del computer".

pguenzi@caffe.ch
18.02.2018


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