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La sanità ripensa i suoi progetti in chiave pandemica
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Con l'architetto Covid
l'Ente rivoluziona i piani
PATRIZIA GUENZI


Non tutto il male viene per nuocere. Banale ma vero. Spesso da un evento drammatico può sortire un utile insegnamento. In questo caso, ad approfittarne è l’architetto Covid, che rivoluzionerà i progetti futuri dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). Messa a dura prova dall’emergenza coronavirus, non solo dal punto di vista sanitario ma anche da quello finanziario, e dopo lo stop ai 500 milioni di investimenti, la sanità pubblica si ripensa in chiave pandemica. "Quello che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi ci obbliga a fare delle riflessioni, sarebbe da irresponsabili non farle - dice al Caffè il dottor Paolo Ferrari, capo Area medica dell’Eoc -. E sono riflessioni che avranno sicuramente delle importanti implicazioni su quella che sarà, che dovrà essere la ‘rete’ sanitaria del nostro cantone. Dobbiamo chiederci non solo se alcuni progetti, che prevedono la creazione di nuove strutture, il rinnovo e l’ampliamento di altre, hanno ancora senso, ma se il loro costo è giustificato e se porteranno realmente un valore aggiunto all’offerta sanitaria generale".
Il pericolo di nuove malattie infettive - una seconda ondata di Covid-19 o l’arrivo di nuovi virus - impongono dunque programmi diversi di presa a carico dei pazienti e spazi interni progettati in modo differente rispetto al passato, fosse solo per garantire flussi separati. Far tesoro dell’esperienza acquisita, drammatica e dolorosa, servirà a non ripetere errori, logistici, strutturali e organizzativi, fatti nei decenni scorsi. Ecco perché l’Eoc da oltre un mese ha bloccato l’intero "master plan 2040/2050" - un investimento di circa mezzo miliardo di franchi nei prossimi cinque anni per la costruzione di nuove strutture e il rinnovo di alcune delle esistenti -, decidendo di sottoporlo a uno "stress test". Un’analisi richiesta dal Consiglio di amministrazione dell’Ente alla direzione. "Dovremo consegnare al Consiglio di amministrazione, in tempi abbastanza brevi, delle chiare indicazioni su come eventualmente accorpare le strutture, quali servizi inserire, e solo in seguito ragionare su altri aspetti", spiega Giorgio Pellanda, direttore generale dell’Eoc.
"Tutto è stato pensato nel pre-Covid - riprende Ferrari -, prima di tutte quelle necessità ed esigenze che ci siamo trovati a dover affrontare nello spazio di pochi giorni, a volte di poche ore. Abbiamo visto come sono stati stravolti i pronto soccorso, ripensati interi reparti, riorganizzate le cure intensive per far fronte alle mutate esigenze dei pazienti". Ecco perché è fondamentale valutare attentamente quali e come sono cambiate oggi le priorità del settore. Anche sulla base dei costi di gestione. Costi importanti, ad esempio, per la "piastra tecnica" prevista al Civico di Lugano, poco più di 200 milioni per un nuovo pronto soccorso per adulti e pediatrico, uno spazio per la medicina intensiva, uno per la fisioterapia e alcuni locali tecnici. Anche su questo progetto l’architetto Covid dovrà rimetter mano. E su molti altri.
"Partiamo dall’accoglienza nei pronto soccorso - spiega ancora Ferrari -. Si dovrà fare un pre-triage, identificare le priorità assistenziali di chi arriva. Si dovrà seguire in modo rigoroso un protocollo, che prevede spazi separati per tutti quei pazienti in attesa di una diagnosi. Molte di queste cose possono essere organizzate senza grossi sforzi, altre dovranno essere studiate più nel dettaglio". Maggior rigore anche nella gestione delle visite. Un ospedale non è un porto di mare, si dovranno fissare degli orari per i parenti dei ricoverati. E così la mensa aziendale, dovrà essere esclusivamente a disposizione del personale, niente entrate da parte di esterni.
Anche i reparti subiranno delle modifiche strutturali. Rivisti gli spazi per il personale, i locali per le visite, le sale comuni. L’ideale sarà disporre di camere singole, per poter isolare con facilità il paziente contagioso. E ancora, i laboratori. Occorrerà accelerare le fasi del ciclo di analisi. "In tempi di pandemia la rapidità dei test è fondamentale per procedere al definitivo isolamento del paziente e scongiurare il rischio di una trasmissione del virus", riprende Ferrari, che sottolinea anche l’importanza di rivedere la gestione di quei pazienti che, ad esempio, arrivano in ospedale con un ictus, un problema cardiovascolare e, nel contempo, presentano anche un sintomo di Covid o di un’altra patologia infettiva. "Concentrare alcune specialità a basso volume in pochi istituti, dotandoli di aree dedicate, permetterà di meglio far fronte a un eventuale pericolo di contagio. Inoltre, considerando i criteri standard di qualità, concentrare significa anche diminuire i rischi".
Torna così il discorso dell’ospedale multisito, punto di forza dell’Ente con la dislocazione delle sue sedi su tutto il territorio. Permette al paziente di essere ricoverato e di ricevere tutte le cure necessarie e con elevata competenza indipendentemente dal punto d’accesso alla struttura ospedaliera dell’Eoc. Ma per Ferrari, "il multisito rischia di non essere più efficiente. Il nostro compito è garantire le cure migliori, con professionalità e competenza e i cittadini devono rendersi conto che non possono avere tutto, e di qualità, sotto casa".
Rivedere la pratica quotidiana sulla base dei cambiamenti imposti  dall’emergenza è un tentativo fatto durante la pandemia, quando l’ospedale di Locarno era diventato Centro Covid e il suo reparto di pediatria, assieme a quello di Mendrisio, trasferito a Bellinzona. Finita l’emergenza, le pressioni, soprattutto di tanti politici, hanno riportato alla situazione pre Covid. "Dobbiamo valutare attentamente se vogliamo davvero rinnovarci o marciare sul posto - conclude Ferrari -. La politica deve ascoltare i medici. Con le pandemie dovremo purtroppo convivere. E se non sapremo trarre insegnamento da ciò che è stato non faremo il bene del cittadino".
pguenzi@caffe.ch
04.07.2020


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