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Consumi in aumento e lotta al turismo degli acquisti
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L'emergenza sanitaria
ha abbassato i prezzi
MAURO SPIGNESI


Negli ultimi tre mesi, complessivamente, il costo dei principali beni di consumo è diminuito. In aprile il calo medio è stato dell’1.1 per cento, particolarmente accentuato per i prodotti d’importazione che hanno segnato un meno 3.9 per cento. L’emergenza ha abbassato i prezzi mentre i consumi sono cresciuti. Soprattutto nel settore alimentare - l’unico che non ha avuto limitazioni durante il periodo del lockdown rispetto ad altre categorie merceologiche - che ha trainato questo fenomeno complice anche il valore del petrolio andato a picco, unito alla chiusura delle frontiere, che ha sbarrato la strada al “turismo degli acquisti”. Un fenomeno, quest’ultimo, che ora con la riapertura dei confini molte grandi aziende stanno cercando di limitare rivedendo le tariffe tra banconi e scaffali dei supermarket e dei negozi, come accade con Aldi (vedi articolo nella pagina accanto) ma cercando anche di puntare sulla diversificazione.
“Ma la strada della diversificazione - spiega Silvio Tarchini, imprenditore e proprietario del Fox Town - che noi abbiamo imboccato tanto tempo fa va fatta con una selezione rigorosa dei prodotti e delle marche e con prezzi interessanti“. Il Fox Town è il centro che attrae “un turismo degli acquisti” inverso, cioè flussi di consumatori che dall’estero giungono in Ticino. “Da noi - aggiunge Tarchini - ogni anno arrivano cinesi, italiani, russi, arabi, americani. E il nostro valore aggiunto è la garanzia di qualità che sta dietro i marchi. Ma, ripeto, per portare qui i clienti non è sufficiente diversificare, bisogna selezionare per bene le merci anche attraverso i marchi”.
Oltre la diversificazione, c’è anche il fattore convenienza che potrebbe spingere tanti a restare a far la spesa sul territorio. Ad aprile, ad esempio, i vini - secondo i dati rilevati dall’Ufficio federale di statistica - sono scesi del 10 per cento. La frutta ha avuto un calo importante, del meno 6.3 per cento a maggio, le banane del 6.5 per cento in aprile. Altri articoli, come i cereali per la colazione, del 5.7 per cento. Sempre ad aprile, con una spesa totale di 639 milioni di alimentari e bevande (più 21 per cento rispetto allo stesso mese del 2019 e più 4.6 per cento rispetto al mese prima) le differenze sono quelle più marcate. C’è da dire che alcuni generi hanno avuto una brusca accelerata. Come le uova che hanno toccato il record del più 23 per cento e la frutta più 35 per cento e le verdure più 41 per cento. Persino i prezzi dei libri sono calati del 3.7 per cento. Ma sono andati giù anche i biscotti (-1.4), o acqua minerale (-4.5%). Ci sono però anche alcuni prodotti che sono aumentati. A maggio, rispetto allo stesso mese del 2019, solo per fare un esempio, il caffè è salito del più l’1.8 per cento.
“I consumi di questo periodo ci hanno fatto riconquistare una fetta di clienti che prima della pandemia andavano a far la spesa all’estero. E speriamo di poterli tenere con noi a lungo. Ma speriamo, soprattutto, che abbiano cambiato idea, che abbiano capito che qui da noi trovano qualità e sostenibilità ambientale e inoltre il commercio garantisce migliaia di buste paga e genera milioni di gettito fiscale”, spiega Enzo Lucibello, presidente della Disti, l’associazione che raggruppa i grandi distributori. “Più assortimento come mossa per trattenere qui da noi i consumatori? Io credo sia un falso problema - dice Lucibello - perché l’assortimento lo abbiamo anche qui da noi, è diverso da quello oltrefrontiera tanto è vero che l’italiano qui da noi trova certi prodotti nostri interessanti e non li trova in Italia. Poi, è chiaro che in Italia ci sono negozi con grandi metrature che da noi non potrebbero sopravvivere perché in Ticino dobbiamo fare i conti con la domanda e il numero di abitanti. Anche se poi sul territorio ci sono grandi negozi, faccio solo l’esempio della Coop di Tenero o della Migros di Sant’Antonino”.
Cosa è accaduto in questi mesi si può capire anche dai dati di “Monitoring consumptions Switzerland”. Una sorta di piattaforma realizzata da un gruppo di ricercatori delle università di Losanna e San Gallo che sono andati a studiare le dinamiche di mercato durante la pandemia attraverso i dati forniti dalle aziende che gestiscono il traffico di pagamenti delle carte di credito. Da questa radiografia economica si nota che dopo una fase di profonda incertezza registrata quando è scattato l’allarme virus e sono scattate le misure di prevenzione a metà marzo con i consumi sono andati in frenata. Da inizio aprile invece la spesa è ripresa sino a subire una buona accelerazione a maggio quando molti negozi hanno riaperto, insieme ai ristoranti e ai bar.
mspignesi@caffe.ch
13.06.2020


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