Sì di genitori e quartieri al "no smoking" nei parchi gioco
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Se il parco verde
va a finire in fumo
MAURO SPIGNESI


Raccontano che la mattina, quando gli operai arrivano per fare le pulizie, ovunque racimolano decine e decine di mozziconi di sigarette. Spenti, abbandonati ovunque. Anche accanto agli scivoli, alle altalene e ai giochi. Uno spettacolo desolante, che non è legato ai ragazzi che spesso tirano l’alba nei parchi riservati ai bambini o in quelli pubblici in compagnia di qualche birra. No, il littering è "prodotto" da madri e padri che entrano in questi spazi con la sigaretta accesa. Un brutto segnale. "Perché poi il problema di fondo - spiega Lara Lindiri, presidente dell’Assemblea dei genitori di Mendrisio - è quello che gli adulti devono dare l’esempio. E dunque è importante, secondo me, che i bambini abbiamo modelli positivi compreso quello di stare lontani dal fumo. Perché fa male alla salute".
Stare lontano dal fumo è anche il concetto, anzi uno dei concetti che era contenuto nelle mozioni bocciate dalla maggioranza del Gran consiglio e presentate dalla deputata del Ppd Nadia Ghisolfi (vedi articolo pagina a fianco). Nelle proposte si chiedeva di estendere anche a livello cantonale una serie di regole presenti in alcuni comuni dove vige il divieto di fumare attorno alle aree di svago rivolte ai bambini. "Come a Lugano dove questa norma è già stata introdotta dal Municipio e personalmente lo ritengo un segnale positivo", spiega Marco Imperadore, presidente della Commissione di quartiere di Pregassona. "Io però penso - aggiunge Imperadore - che al di là delle regole e delle norme, tutto debba partire dalle persone, dunque dal buonsenso e dalla buona educazione. In fin dei conti non si tratta di vietare il fumo, non si tratta di imboccare la strada della tolleranza zero, ma di limitare certi comportamenti in modo da trovare un giusto equilibrio tra esigenze diverse. Ad esempio quando si è in un ristorante anche se si è seduti all’aperto e si capisce che il fumo è fastidioso per i vicini di tavolo, è meglio smettere".
In questi anni tuttavia è maturata una sensibilità nuova. Insieme ai Comuni, contro il fumo passivo anche all’aperto stanno scattando una serie di norme generali. Ad esempio per piscine e lidi, per le stazioni del trasporto pubblico, o per le zone davanti agli ingressi degli ospedali. "Personalmente penso che dovrebbe essere ovvio che nei parchi non si debba fumare - sostiene Aline Vanina presidente dell’Assemblea dei genitori di Biasca -. Se ci si prende il tempo per andare al parco giochi, lo si fa per il bambino. In quel momento si può quindi rinunciare alla propria sigaretta e dedicarsi a lui". Vanina sottolinea poi la questione educativa. "A scuola i bambini imparano che ci vogliono anni prima che un mozzicone si decomponga - spiega -. Poi vanno al parco e vedono delle mamme che gettano la sigaretta a terra fregandosene dell’aspetto ambientale. Non è un bell’esempio".
E sempre sull’aspetto educativo insiste anche Lara Lindiri: "Io credo che nei parchi gioco o negli altri spazi frequentati dai nostri figli ci debba essere il divieto di fumo. Ma tutto dovrebbe partire da noi adulti. Nel senso che magari certi genitori evitano di fumare al parco ma poi lo fanno tranquillamente a casa. Naturale che non si possa creare un mondo ovattato per i nostri figli ma basterebbero piccoli, essenziali accorgimenti per migliorare la qualità della vita e la salute di tutti".
Il principio della responsabilità individuale è quello che dovrebbe valere, oltre le regole appunto. "Io sono assolutamente favorevole al divieto di fumo in quei luoghi pubblici, sensibili direi, perché sono frequentati dai bambini", spiega Giovanni Zedda, presidente della Commissione di quartiere di Molino Nuovo, una realtà di 9.700 abitanti dove gli spazi verdi sono diversi. "E proprio per questo è importante - aggiunge Zedda - che ci siano regole certe di convivenza rispettose delle diverse sensibilità di chi abita in questa nostra area cittadina".
mspignesi@caffe.ch
09.06.2019


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