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Fuori dal coro
La politica si confronti,
ora basta massimalismi
GIÒ REZZONICO


Nei prossimi giorni - speriamo senza ulteriori violenze da parte dei "patrioti" di Trump - Joe Biden prenderà possesso della Casa Bianca e rilancerà l’immagine degli Stati Uniti nel mondo. Lascio agli esperti le considerazioni sul significato di questo profondo mutamento nella politica del Paese a stelle e strisce e mi soffermo sui tratti caratteriali del nuovo presidente e del suo predecessore. Tratti che incontriamo nella nostra vita di tutti i giorni, anche se rappresentati in modo meno estremo di quanto è avvenuto nel corso degli ultimi tempi per questi due personaggi.
Biden è l’emblema dell’uomo corretto, che ha un progetto di vita e politico per realizzare il quale mette a disposizione la sua persona. Trump è invece l’opposto e mette sé stesso in primo piano: il suo progetto è prima di tutto la sua affermazione personale. Detto così può sembrare una schematizzazione tra bene e male, ma il mio non vuole essere un discorso moralistico. La riflessione è interessante perché ci capita tutti i giorni di incontrare e di avere a che fare con queste tipologie di carattere: coloro che mettono in primo piano il proprio ego e altri che agiscono invece con spirito di servizio. Naturalmente con tutte le sfumature dipendenti dalle varie situazioni di vita in cui questi atteggiamenti si manifestano.
Gli uni appaiono spesso sicuri di sé, perché sono convinti di essere nel giusto. Sono persuasi di avere sempre ragione e di non sbagliare mai. Non ammettono le sconfitte, così come ha fatto Trump, in modo paranoico (e coni conseguenze): lui non ha perso, sono gli altri che gli hanno rubato la vittoria. Queste persone affermano le proprie idee con veemenza. La loro tendenza è quindi sempre quella di prevaricare chi la pensa diversamente. Gli altri si mettono invece nei panni delle persone e cercano di capire le loro ragioni. Sono quindi più possibilisti, aperti al dialogo e alla mediazione per trovare soluzioni ai problemi. Soluzioni che siano in sintonia con i loro valori, ma esercitate senza prevaricare il prossimo. Se riflettete siamo confrontati ogni giorno con situazioni di questo genere: sul lavoro, nelle associazioni, in politica.
Ma soffermiamoci sugli aspetti pubblici di questa dualità. Il leader appartiene più alla prima o alla seconda categoria? Se sottoponessimo questo interrogativo a un sondaggio d’opinione la risposta sarebbe probabilmente che il leader deve apparire forte e conoscere la verità ad ogni risposta. Io sono invece convinto che sia vero il contrario, soprattutto in una democrazia. I politici più validi sono quelli che sanno ascoltare, che si mettono nei panni degli altri, capaci di mediare per realizzare non necessariamente il meglio, ma il bene. Perché il meglio è nemico del bene. Il mio auspicio per il 2021 è che la politica abbandoni i massimalismi e riaffermi il confronto democratico.
16.01.2021


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