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Fuori dal coro
Quelle strane teorie
del ministro Keller-Sutter
ANDREA GHIRINGHELLI


È utile tornare sull’argomento. La consigliera federale Karin Keller-Sutter ha sostenuto che sarebbe una "pericolosa sperimentazione"(sic) ricorrere alla giustizia svizzera per violazioni dei diritti umani e ambientali nei vari paesi in cui operano le nostre multinazionali. Secondo lei, tocca agli Stati che subiscono queste violazioni provvedere. Parliamo di sfruttamento del lavoro minorile, di spoliazioni delle risorse a favore di pochi, di azioni contrarie ai diritti umani, di offesa alla dignità delle persone. Dietro all’impettita e un po’ inquietante Keller-Sutter non ci vuole molto per scorgere il riverbero delle lobbies finanziarie di cui è discepola fedele.
In un mondo in cui i giovani contestano la politica dei disastri ambientali, in cui si chiede di mettere al bando lo sfruttamento degli esseri umani, ci si attenderebbe un segnale forte da parte delle Autorità federali, ma così non è: le preoccupazioni economiche prevalgono, e fuor dai confini elvetici i principi umanitari sbiadiscono e si dissolvono. Un collega della ministra  precisa che con le esigenze imprenditoriali i diritti umani non c’entrano: sono cose diverse! L’idiozia è contagiosa e la serafica ministra rincara e sostiene che imporre alle aziende  all’estero le leggi svizzere sarebbe un atto di inaccettabile "neocolonialismo" (sic).
Non è lambita, la ministra, dal dubbio che se tante multinazionali hanno operato impunite per decenni è perché in molte parti del mondo le leggi sono a discrezione dei governanti e la difesa dei diritti umani un’opzione non contemplata. Francesco Bergoglio, uno dei rari dispensatori di umanità in circolazione, seppure inascoltato in un mondo dominato dalla cinica indifferenza, parla con voce forte dell’economia dell’esclusione e dell’inequità che uccide. Auspica un’economia amica delle persone e inclusiva di tutti. Il Consiglio federale, con il suo controprogetto trompe-l’oeil, non aderisce a questa visione.  Il controprogetto è l’alibi per lasciare le cose come stanno.
E allora come stanno le cose?. Un’inchiesta del 2018 certifica che quasi una volta al mese un’azienda svizzera all’estero è coinvolta nella violazione dei diritti umani e delle norme ambientali: 64 infrazioni negli ultimi 6 anni e Glencore guida la classifica. Va bene così, signora ministra? È eticamente ammissibile evocare presunte forme di neocolonialismo delle leggi svizzere quando di mezzo ci sono i diritti umani calpestati?
24.10.2020


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