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Fuori dal coro
Quattro scenari
per il post Covid
GIÒ REZZONICO


Come saremo dopo l’emergenza Coronavirus? Saremo migliori? Sarebbe davvero ingenuo pensarlo. Ma un fatto è certo: questa crisi provocherà importanti mutamenti sociali. Come è capitato dopo un’altra situazione, paragonabile per dimensione ma non per quadro storico, avvenuta quasi un secolo fa con la crisi economica del 1929. Le conseguenze di quell’evento furono catastrofiche e portarono alla seconda guerra mondiale. Quella crisi accelerò processi sociali già in corso. E così potrebbe avvenire oggi. "Gli scenari di medio-lungo termine restano ancora molto incerti", scrive l’economista Remigio Ratti. "Sappiamo però che i cambiamenti da affrontare erano comunque presenti già prima del lockdown". D’altra parte, aggiunge il professore, "la pandemia rimette in discussione una traiettoria di sviluppo che invero non ha mai trovato (in Ticino ndr) un proprio equilibrio".
Quale futuro ci attende dopo la pandemia? È questa una delle tematiche maggiormente dibattute in questi giorni/settimane. Remigio Ratti, professore titolare dell’Università di Friborgo e già docente all’Università ticinese e al Politecnico di Losanna, ha dedicato buona parte della quarantena ad elaborare alcuni scenari possibili. Ne sono scaturiti in particolare quattro con le relative possibilità di attuazione. Per elaborarli ha esaminato i punti di forza e di debolezza della Confederazione e del Cantone in corrispondenza ai rischi e alle opportunità delle nuove sfide. Iniziamo dai due scenari più estremi, quelli denominati "Ripartenza" e "Declino-Involuzione", ai quali ha attribuito il 20 per cento a ciascuno di possibilità di attuazione. Il primo prevede una "relativa continuità" con il periodo pre Covid19, sebbene non si possa credere che "con l’arrivo del vaccino questa quarantena sia stata unicamente un incidente di percorso". Il secondo, che sarebbe il più nefasto secondo l’autore, consisterebbe in una svolta "protezionistico-sovranista" dovuta all’incapacità o impossibilità delle forze economiche, sociali e politiche di affrontare i mutamenti in atto. Al terzo scenario, definito "Riassetto economico-sociale e ambientale", vengono attribuite il 25 per cento di possibilità di realizzazione e sarebbe per l’autore il più auspicabile. Si tratterebbe di trasformare la crisi in un’opportunità di rilancio dimostrando la "capacità di affrontare il futuro con visioni convergenti e con una notevole propensione ai cambiamenti, anche di fondo, nel sistema economico e sociale". Il quarto e ultimo scenario è stato definito "Stop and go" ed è il più probabile (35 per cento). È fortemente condizionato da situazioni interne ed esterne al nostro paese preesistenti alla crisi attuale. Non prevede uno sviluppo omogeneo, bensì a seconda dei settori o rami economici a carattere domestico o orientati all’export. "La caratteristica di questo probabile scenario di medio-lungo periodo sarà allora proprio quella dello ‘stop and go’, funzionale alle singole contingenze, ma con effetti strutturali problematici e non risolutivi rispetto ai grandi temi della sostenibilità".
17.05.2020


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