Fogli in libertà
Il pane congelato
e gli applausi forzati
RENATO MARTINONI


Un amico mi ha scritto dall’Oriente. Carissimo, dice, nel paese in cui vivo i temi su cui si discute, in questi ultimi mesi, sono solo due. Il pane e gli applausi. Non credere che voglia divertirmi alle tue spalle. So benissimo che questi due argomenti non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro. Il pane è pane. Gli applausi sono applausi. Eppure da noi sono in corso dimostrazioni di piazza, azioni di rivolta, perfino qualche scontro con la polizia. Hanno dovuto usare i lacrimogeni. Che c’entra il pane con gli applausi? Beh, cominciamo dal primo argomento. La gente non ne può più del pane quotidiano. Sulle confezioni c’è scritto: "prodotto artigianale" e "cotto nel forno a legna". Se però prendi una lente e leggi bene scopri che il pane è stato impastato nel Kazakistan, congelato nell’Uzbekistan, precotto nel Kirghizistan e cotto nel Turkmenistan, prima di una ripassatina nella macchina-forno dei nostri supermercati. Altro che il pane del prestinaio!
E veniamo al secondo tema. Hai mai visto un politico che parli da solo davanti a un microfono? Cascame d’altri tempi. Ora in secondo piano ci vuole un codazzo di gente. Uomini e donne che sorridano con trentadue denti, che sventolino bandierine, che facciano sì sì sì con la testa e che soprattutto applaudano, clac clac clac, dopo ogni parola dell’eroe. A che serve governare? Conta il consenso. Finisce poi sempre con tutta quella calca che accorre a fare selfie con il politico. Magari con una mano sulla sua spalla. Succede anche da voi? Da noi, in Oriente, è la regola. Ora però è capitato, nel Paese dove vivo, che la gente si è stufata. Prima ha mugugnato. Poi ha alzato la voce. Infine è scesa sulle strade a protestare. "Viva il pane fresco", ha gridato in coro. "Abbasso gli applausi".
I più sfegatati pensano che lo Stato debba badare al bene dei cittadini. Ecco dunque la proposta. Primo, bisogna incentivare la produzione di pane artigianale. Secondo, si deve multare la gente che applaude. Facciamola finita con il pane finto che sembra di plastica! Lo Stato, dicono i cartelli di protesta, sostenga i veri panettieri. Vogliamo il pane genuino, ben lievitato, cotto come Dio comanda, croccante, con un velo di farina sopra. Nato in una notte. Non vecchio di sei mesi tra pseudoforni e congelatori. Bisogna eliminare il pane dai supermercati. Vanno riaperte le panetterie artigianali. A vendere il pane dev’essere gente con la faccia infarinata. Per finanziare la novità basta multare quelli che si spellano le mani a furia di batterle dietro la schiena dei politici. Prenderemo due piccioni con una fava. Mangeremo un pane che è pane e eviteremo il clac clac dei leccaculo. Sono certo comunque che da voi tutto questo non succede.
25.08.2019


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