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La violenza non si batte
solo con una scollatura
RENATO MARTINONI


Quello che abbiamo alle spalle è stato un anno di ripetute denunce contro il femminicidio. Potrà sembrare esagerato questo continuo tam tam mediatico che inneggia alla ribellione. Ma la memoria degli uomini è corta e selettiva. Tanto in fretta ci dimentichiamo di quello che succede. Troppo spesso poi ricordiamo solo quello che ci piace, e intanto releghiamo in un ripostiglio le cose passate che ci danno fastidio. Anche per questo l’opera di sensibilizzazione - cioè il parlarne nei telegiornali, alla radio, sui quotidiani e (possiamo oramai non citarli?) sui "social" - resta indispensabile. Non solo per augurarci che le cose migliorino. Ma anche e soprattutto per evitare che peggiorino ulteriormente.
Hanno dunque ragioni da vendere quelli che si lamentano. Troppo frequenti e troppo gravi sono le violenze fatte sulle donne. Ma occorre anche evitare di costruire due fronti contrapposti. Quello delle donne, da un lato, e quello dei maschi, dall’altro. Bisognerebbe invece distinguere fra chi rispetta le regole e chi non lo fa. Maschi o femmine che siano. Fra chi si comporta da vero galantuomo e chi da perfetto mascalzone.
Negli Stati Uniti si è approfittato di un evento mondano, la consegna dei Golden Globes, per protestare contro la violenza sulle donne che, si sa, sta lì dietro l’angolo. E allora, dài, hanno detto gli invitati, per una volta lasciamo nelle cabine armadio gli abiti sgargianti e vestiamoci tutti di nero. Così hanno fatto le star passate sul tappeto rosso (non sempre, a dire il vero, con gli occhi bassi e l’aria da educande). E tutti a ripetere degli slogan, a battere le mani e a commuoversi come solo sanno fare in America. Non può essere il denaro o la forza dei muscoli a mettere in ginocchio le donne, a umiliarle, a offenderle. Le conseguenze di ogni forma di violenza, da quelle soft a quelle più brutali, sono spesso devastanti. Tanto da togliere la parola, e il coraggio di parlare, a tante donne che sono state vittime di maschi brutali e sprezzanti.
Non può non sorprendere, però, che alla festa dei Golden Globes ci fossero anche donne, vestite sì di nero, ma che esibivano cosce abbronzate e scollature da capogiro. Viene anzi da chiedersi: qual è il senso di questa esposizione? Pensare che un maschio debba tenere gli occhi a posto, come un seminarista, sarebbe troppo ingenuo. Il gioco della seduzione, si sa, non è una fissa che sta solo nella testa dei maschi. E allora anche le donne facciano la loro parte. Stiamo poi attenti a non creare nuove forme di puritanesimo. E soprattutto, quando condanniamo ogni forma di violenza, non bruciamo il bello della vita. Perché le visioni troppo radicali non hanno niente a che vedere con il rispetto della donna.
14.01.2018


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