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L'ombra del riciclaggio nel Far West delle monete virtuali
Immagini articolo
La faccia nascosta
delle criptovalute
CLEMENTE MAZZETTA


Le criptovalute, le monete virtuali -  o "nascoste", come significa la parola "cripto" - che sfuggono al controllo delle banche, dei governi, stanno diventando il nuovo Far West del riciclaggio. Per contrastarlo la Finma, l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, ha emanato precise direttive contro il riciclaggio di denaro nel settore blockchain, un’innovazione tecnologica che permette di fare a meno di banche, notai, istituzioni finanziarie. Ha introdotto l’obbligo (non ancora entrato in vigore) di confermare la propria identità per le transazioni crypto superiori ai 1.000 franchi.
Questa moneta virtuale piace alla gente per la velocità di transazione (un paio di click su computer) e l’anonimato. Cosa che attira anche altri tipi di clienti, ovviamente. La criminalità organizzata non ci ha messo molto a capirne le potenzialità. "Piace a diversi tipi di persone. Ma diversamente da una certa informazione non è sempre una moneta anonima. Si può risalire al proprietario. Tanto è vero che è stato possibile rintracciare i criminali che li hanno utilizzati per scopi illegali", sottolinea l’avvocato Lars Schlichting, esperto in criptovalute, la moneta virtuale che in Svizzera, come qualsiasi altra valuta, è soggetta alle norme antiriciclaggio.
"È piaciuta innanzitutto a coloro che tengono alla privacy, caratteristica dei primi utilizzatori che possiamo definire come Cyberpunk, un po’ anarchici - aggiunge  Schlichting -. Ed è piaciuta anche a certi tipi di trader, che la utilizzano semplicemente per guadagnare soldi. E adesso, che si è evoluta, è diventata una chance interessante anche per alcune società quotate in borsa: come valida alternativa per proteggere il proprio patrimonio dalla liquidità eccessiva che le banche centrali stanno immettendo. E da ultimo, è vero, piace anche ai criminali che hanno pensato di aver trovato un mezzo di scambio senza essere rintracciati".
Stando ad una ricerca di Chainalysis,  società di analisi blockchain di consulenza a banche e governi pubblicata da Milano Finanza, la criminalità organizzata l’anno scorso avrebbe riciclato 2,8 miliardi dollari proprio con le criptovalute, sfuggendo ai controlli. Per convertire la criptovaluta acquisita illegalmente in denaro contante, i criminali utilizzerebbero intermediari che facilitano gli scambi tra acquirenti e venditori al di fuori dei mercati regolamentati, con un sistema di servizi potenziati per l’anonimato. Tecnicamente "Bitcoin mixer", un sistema che combina fondi identificabili con altri in modo da nascondere la provenienza. Sparpagliandoli poi su più portafogli così da renderne difficile e complicata la rintracciabilità. Altro che la "Svizzera lava più bianco", storico pamphlet di Jean Ziegler contro il riciclaggio, ora è il web il crocevia del denaro sporco, il nuovo "paradiso fiscale virtuale", che sfugge ai controlli. "Il riciclaggio non è colpa della tecnologia, né della criptovalute - commenta Schlichting - ma delle persone. Esistono però delle criptovalute (non il bitcoin) completamente anonime, quali Monero, Zcash, che possono essere utilizzate, anche per fini inconfessabili".
La risposta non può che essere una regolamentazione antiriciclaggio condivisa a livello internazionale. E in questa direzione si sta facendo largo il Gafi, "Gruppo di azione finanziaria internazionale" a cui partecipa anche la Svizzera. L’obiettivo è elaborare le migliori strategie di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Il Gafi ha recentemente elencato una serie di tipologie di operazione sospette che potrebbero segnalare la presenza di attività criminali. Uno di questi è l’uso di carte di credito e/o di debito per prelevare grandi quantità di cripotovalute. Un altro è rappresentato da criptovalute destinate (o provenienti) a siti web del gioco d’azzardo. Ma deve destare sospetto anche chi effettua più transazioni di alto valore in breve successione senza ulteriori transazioni poi per un lungo periodo successivo.
c.m.
03.10.2020


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