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Le ragioni per cui la ripresa sarà lenta e difficile per tutti
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Ripartenza a singhiozzo
e borse poco indicative
LORETTA NAPOLEONI


All’inizio di maggio, la spinta a riaprire le singole economie ha prodotto un rimbalzo di piazza affari. E così alla fine della prima settimana di maggio gran parte delle perdite riportate a marzo sono rientrate. È però un errore usare gli indici di borsa quale guida per la ripartenza economica.
Economisti ed analisti sostengono che è improbabile che le singole economie possano tornare rapidamente ai livelli di attività considerati normali prima dello scoppio della pandemia. I dati provenienti dall’economia cinese, ad esempio, la prima a ripartire dopo una quarantena particolarmente severa, mostrano che attività come la vendita di immobili e il consumo di carbone nelle  grandi centrali rimangono ben al di sotto dei livelli pre-Covid-19. Ancora più problematica sarà la riapertura delle economie occidentali, avvenuta nell’ultima settimana, data la loro maggiore dipendenza da settori come il turismo, i viaggi ed il tempo libero. Queste industrie hanno registrato le maggiori perdite di posti di lavoro associate alla necessità del distanziamento sociale, misure che per il momento devono essere mantenute.
La Germania, la prima a ripartire già alla fine di marzo, ha ormai riaperto molti dei suoi negozi ma non ha registrato una grossa ripresa del commercio al dettaglio. Il motivo è una certa resistenza del consumatore a tornare a comportarsi come faceva prima della pandemia. Il perdurare di un basso uso dei trasporti pubblico e della riduzione di quelli commerciali, dai camion ai treni merci, rispetto a prima del virus, confermano l’anemica ripartenza dell’economia tedesca e lo scarso entusiasmo a consumare. Discorso analogo si può fare per gli Stati Uniti, nonostante la parziale riapertura di alcuni stati imprese e consumatori rimangano cauti e questo rallenta la ripresa.
È chiaro che non è facile per il consumatore superare il trauma della pandemia dopo l’imposizione della quarantena ed i dati relativi al contagio ed alle morti globali. I fattori chiave da Wuhan a New York, da Zurigo a Città del Capo è la paura e la fiducia nei confronti dei propri leader. Nonostante l’ottimismo di piazza affari, il semplice fatto che i consumatori rimangano molto cauti dove c’è stata una ripartenza ci dice che riaperture premature potrebbero essere molto più dannose di quanto si creda. Una seconda e terza ondata di contagi e nuove chiusure potrebbero spingere i consumatori ad essere ancora più reticenti a rientrare in pieno nell’arena economica.
Proprio quando alcune nazioni europee escono timidamente dal lockdown, l’accendersi di nuovi focolai di contagio costringono altri paesi a reintrodurre restrizioni. A Seul, nella Corea del Sud, si sono richiusi i bar ed i club dopo una ripresa del contagio proveniente dal quartiere a luci rosse. Le autorità cinesi hanno ripristinato le restrizioni in una città di confine con la Corea del Nord a seguito dello scoppio di un nuovo focolaio. Anche la Germania ha registrato un aumento del tasso di contagio. Secondo i media tedeschi le persone contagiate sono in gran parte lavoratori dell’Europa orientale che vivevano in ostelli angusti con standard igienici scadenti. Situazione analoga si è verificata a Singapore, dopo il successo iniziale delle politiche di contenimento della pandemia, le autorità si sono confrontate con una seconda ondata di contagi il cui focolaio era la comunità di lavoratori asiatici che vivevano in dormitori ed in cattive condizioni igieniche.
La ripartenza sarà con molta probabilità a singhiozzo e la ripresa sarà lenta e difficile per tutti.
17.05.2020


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