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Il commercio lungo la frontiera si reinventa per rilanciarsi
Ponte Tresa, due facce
ma una identica crisi
ANDREA STERN


Da una parte del confine una mezza dozzina di attività commerciali, dall’altra più di duecento. "Lavena Ponte Tresa è un unicum - afferma Roberto Zocchi, titolare di una storica enoteca -. Non credo esistano altre località in Lombardia con una simile offerta pur avendo solo poco più di 5mila abitanti". La spiegazione è una: gli svizzeri. "Io lavoro al 99 per cento con loro, se non di più - spiega Zocchi -. Ho anche parecchi clienti fedeli che arrivano regolarmente dalla Svizzera tedesca o romanda. Alcuni sono già alla terza generazione. In oltre cinquanta anni di attività abbiamo servito i nonni, i padri e ora i figli". La svolta decisiva, sostiene il commerciante, risale al 1980. "Con l’apertura della galleria del San Gottardo - racconta - si sono moltiplicati i turisti di giornata. Molti di loro ne approfittano per caricare qualche bottiglia di vino in auto prima di tornare a casa".
Lavora praticamente solo con gli svizzeri anche la vicina Edicola al lago. "Soprattutto il sabato e la domenica - spiega Lucia Triacca - abbiamo tantissimi clienti che vengono a cercare la loro rivista preferita o i loro giornali". Triacca, che precisa di essere una semplice dipendente dell’edicola, riconosce che negli ultimi anni la carta stampata ha subito una certa crisi. "Ma noi - sottolinea - siamo ancora in una posizione privilegiata". Effettivamente appena oltrepassato il confine i prezzi di giornali e riviste schizzano verso l’alto. Eppure anche in Svizzera il chiosco ha un suo mercato. "Per esempio per le riviste in lingua tedesca - dice Cristina Begotti, dipendente del Negresco -. Poi abbiamo anche clienti dall’Italia, che comprano tabacco, coltellini o gratta e vinci". Begotti non nega che Ponte Tresa ha conosciuto tempi migliori. "Noi siamo un po’ un punto di riferimento - dice -. Non essendoci più negozi di alimentari cerchiamo di offrire almeno i beni di prima necessità. Non ci si guadagna quasi niente. Ma mi sembra che un po’ tutti, sul lato svizzero del fiume, stiano facendo sacrifici per andare avanti".
La ricetta per sopravvivere, forse, è quella di trovare una propria nicchia. Come ha fatto Ettore Sard, titolare di un laboratorio orafo in uno spazio condiviso con la pelletteria della sua compagna, sotto i portici. "Ponte Tresa ha l’handicap del traffico - spiega Sard -, se qualcuno affronta un’ora di colonna lo fa per andare in Italia, non per i commerci locali. Noi siamo solo una sorta di corridoio". Eppure si può riuscire a far fermare i clienti in questo corridoio. "Io lavoro bene con la riparazione dei gioielli - dice l’orafo -. È un servizio che offrono in pochi, sia in Svizzera sia in Italia. E se c’è è spesso molto costoso". Così Sard vede bussare alla sua porta anche clienti provenienti da Zurigo o oltre. "In questo ambito è importante il passaparola - afferma -. Ci sono clienti che ti scoprono, restano soddisfatti e lo raccontano ad altri. Dicono che oltralpe i lavori che faccio io costano il triplo". Sard ammette di non avere grandi margini sulle riparazioni. "Ma un cliente soddisfatto è un cliente guadagnato - sottolinea -. È solo così che si può sperare di migliorare la propria situazione".
a.s.
15.12.2019


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