function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};

Sette miliardi di "rimesse" nei Paesi d'origine dei profughi
Immagini articolo
L'oro dei migranti
non conosce crisi
CLEMENTE MAZZETTA E MAURO SPIGNESI


C’è chi spedisce cinquanta, cento franchi. Insomma, quello che può. Ma c’è anche chi riesce a mandar via mille franchi, magari soldi messi insieme con amici e conoscenti. Complessivamente - ha calcolato la Banca nazionale - arrivano a oltre 7 miliardi (7’358) le "rimesse" che gli immigrati spediscono nei loro Paesi d’origine per aiutare un familiare, pagare la retta dell’università a un nipote, fare un prestito a un amico in difficoltà. O anche solo per finanziare un progetto umanitario. Di questi soldi  solo una piccola parte tuttavia finisce nei Paesi che non fanno parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) attraverso le agenzie "money transfert" o altri uffici per trasferire contante.
"Si tratta di piccole cifre  da 100 a 200 franchi, al massimo 300. Poi siccome sono versati da numerosi clienti, la cifra finale si fa più consistente", dice l’impiega dell’agenzia Western Union di Caslano. All’agenzia Money Gram di Crocefisso (frazione di Savosa) invece si è registrato un calo di trasferimenti. "Non facciamo molte operazioni. Forse perché siamo un po’ fuori dalla città. Probabilmente alla stazione di Lugano ci sarà una maggior affluenza: posso però assicurale che le nostre tariffe sono più economiche rispetto ad altre agenzie". Anche  in questo caso le destinazioni prevalenti  delle rimesse degli stranieri riguardano l’Africa e l’America latina. "Ad inviare denaro sono sempre i soliti. Gente che lavora qui e che ha i genitori in Africa a cui spedisce poche centinaia di franchi quanto può".
"La nostra comunità fa versamenti su progetti mirati, come ad esempio in questi mesi attraverso un’organizzazione umanitaria per gli sfollati della guerra", spiega Ahmet Yaman, portavoce dei curdi in Ticino (circa 350 famiglie). "Poi - aggiunge Yaman - ci sono persone che invece hanno fatto una sorta di gemellaggio con famiglie che vivono nei nostri territori d’origine e le aiutano, mandano soldi per i malati, per pagare la scuola, oppure per sostenere bimbi rimasti senza genitori".
Molti versamenti arrivano in diversi stati dell’Africa da migranti partiti lasciando situazioni davvero difficili e che una volta trovato un lavoro in Svizzera aiutano parenti e amici. Da questa cerchia tuttavia è esclusa una delle comunità più grandi, gli eritrei, non solo a livello nazionale ma anche in Ticino (oltre mille). E questo, spiegano, per due ordini di motivi. Primo perché anche solo una rimessa di denaro potrebbe costituire la prova di un collegamento con il Paese d’origine che vorrebbe dire il ritiro del permesso B o C e secondo perché sino a poco tempo fa il governo eritreo pretendeva una sorta di tassa del 2 per cento. Così se qualcuno manda soldi lo fa con sistemi alternativi, come quelli digitali attraverso applicazioni, e a suo rischio e pericolo.
E comunque a sentire le comunità di stranieri dei cosiddetti Paesi terzi (quelli che non fanno parte dell’area dell’Unione europea) e che raggruppano a livello nazionale oltre 650mila persone, le rimesse attraverso gli uffici cambio o i "money transfert", che tuttavia oggi devono rispettare precise regole contro il riciclaggio, restano costanti. Anche se poi non sempre i soldi vengono spediti nei Paesi d’origine. Ed è possibile che fra i denari che hanno preso l’anno scorso la direzione dell’Italia, della Germania, della Spagna o di altri Paesi europei, non ci siano soldi destinati a loro parenti che vivono lì. Ma c’è un altro dato che fa riflettere: nonostante i sistemi di trasferimento di denaro si siano moltiplicati con applicazioni e altri sistemi digitali, le rimesse resistono. Segno che chi emigra non dimentica le proprie origini.
c.m./m.sp.
17.11.2019


Leggi in anteprima
le notizie del Caffè

ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia cantonale
Ultim'ora
14.01.2021
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, dicembre 2020
13.01.2021
I Servizi del Gran Consiglio hanno provveduto a pubblicare l'Ordine del Giorno della seduta plenaria del 25 gennaio prossimo
16.12.2020
Prova annuale delle sirene d’allarme 2021
15.12.2020
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell’economia ticinese, dicembre 2020
11.12.2020
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, novembre 2020
09.12.2020
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel terzo trimestre 2020
02.12.2020
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 14 dicembre 2020
19.11.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, ottobre 2020
13.11.2020
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, ottobre 2020
11.11.2020
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'ordine del giorno della seduta parlamentare del 23 novembre 2020
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
La sovranità perduta
blocca il dialogo con l'Ue
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Nello scenario siriano
mani russe e iraniane
Guido Olimpio
Guido Olimpio
I patti dell'intelligence
con i trafficanti di droga
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
per quattro leader
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Un viaggio tra i popoli
sull'idea del nuovo inizio
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Confinamento più efficace
dei negoziati dell'Onu
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Si pensi anche ai costi
causati da altre limitazioni

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Belgio: dorme
nel suo bar
per protesta
contro le chiusure

La CDU
sceglie l’erede
di Angela
Merkel

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00