Lavoratori reperibili anche fuori orario ma i sindacati...
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Il lavoro "dilatato"
da email e da sms
ANDREA BERTAGNI


Essere sempre reperibili e disponibili. Anche in vacanza, la sera o di domenica. È la richiesta di molti datori di lavoro confrontati con un mercato sempre più veloce e scandito dai tempi delle nuove tecnologie. Accade in molti settori lavorativi. Per lo più impiegatizi. Un fenomeno talmente esteso da costringere i sindacati a correre ai ripari e chiedere regole chiare e indennità salariali. Come nel settore socio-sanitario. Dove, secondo il sindacato Vpod, il personale di cura deve essere stipendiato anche mentre si cambia e infila la divisa di lavoro. Oggi non è sempre così.
"La Segreteria di Stato per l’economia (Seco) è stata chiara: il tempo utilizzato nelle strutture sanitarie dagli operatori per cambiarsi prima di entrare in reparto deve essere considerato come lavoro - precisa Raoul Ghisletta della Vpod - in alcuni cantoni, come San Gallo e Zurigo, questo dispositivo di legge è stato recepito dalle strutture sanitarie. Ora speriamo che il messaggio venga accolto e applicato anche in Ticino". E aggiunge: "La questione del tempo di lavoro va affrontata anche sel settore dell’aiuto domiciliare, dove l’obbligo per gli operatori sociosanitari di essere sempre connessi con l’azienda via telefonino, in particolare la sera e nei giorni liberi, è ormai sempre più diffuso".
Sempre attaccati alla Rete. Mai  "staccare". "La nostra idea è che questo tempo in cui si è sempre connessi vada indennizzato - prosegue Ghisletta -. È giusto che questa estensione dell’orario lavorativo sia riconosciuta al lavoratore, visto che è sempre disponibile e reperibile".
Emanuele Centonze, fino all’altro ieri a capo della Ecsa, uno dei maggiori distributori all’ingrosso di combustibili e carburanti, comprende le critiche, ma... "Questo sistema non lo abbiamo definito noi datori di lavoro, ormai è talmente diffuso che andrebbe affrontato a livello legislativo dall’Unione europea (Ue) - osserva -. Sarebbe bello ‘staccare’ ogni tanto, soprattutto in vacanza, ma ciò non è sempre possibile perché i clienti ti danno al massimo due ore di tempo per reagire alle richieste". Ecco perché alla Ecsa alla stragrande maggioranza dei manager a cui è chiesto di essere sempre disponibili viene riconosciuta una partecipazione all’utile. "Se i risultati operativi sono positivi il merito va anche ai dipendenti ai quali concediamo benefici salariali ed extrasalariali - spiega Centonze -. Ciò detto, nella nostra realtà la questione del tempo di lavoro non è tra i problemi più urgenti".
Urgente o no il tema è comunque sul tavolo. Anche della politica federale. Che vorrebbe rendere l’orario di lavoro dei dirigenti e degli specialisti più flessibile. Una misura che non piace però ai sindacati, preoccupati che così facendo si scalfiscano i diritti dei lavoratori. "Andare a cambiare le norme in modo che siano più favorevoli per i datori di lavoro è inaccettabile - commenta Renato Ricciardi dell’Ocst -, non si può deregolamentare senza tenere conto delle famiglie, della conciliabilità famiglia-lavoro, del fatto che le madri hanno bisogno di tempo per prendersi cura dei figli". Ricciardi usa lo stesso approccio anche per il settore socio-sanitario. "Il tempo di lavoro deve essere considerato sin dall’arrivo del personale dentro la struttura".
Tuttavia, non tutti i comparti economici sono toccati dal problema. Almeno secondo l’imprenditore Stefano Artioli. "Per coloro, che come me, gestiscono un’attività ad alto valore aggiunto è un argomento superato - afferma -. In verità già molti settori dell’edilizia, dei metalcostruttori, questi tempi a disposizione dei lavoratori per prepararsi sono considerati nell’ambito dei contratti collettivi". La ricetta per l’imprenditore deve essere un’altra. Risolvere in modo positivo l’organizzazione aziendale. "Ai miei dipendenti organizzo la colazione alla mattina in azienda per evitare che comincino a lavorare stressati - dice -. Arrivano, bevono e mangiano e quando sono pronti iniziano a lavorare. Non ho messo vincoli di orari, né di 5, né di 10 minuti". E Artioli sottolinea: "Ritengo che occorra garantire il benessere dei collaboratore proprio in funzione delle richieste. Se non dai, non ottieni. Se si ha un obiettivo di crescita, di qualità, se si produce con un alto valore aggiunto, si riesce a garantire si alti stipendi che benessere in azienda".
an.b.
08.09.2019


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