Ecco i risultati di un sondaggio sul prestito di personale
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Il lavoro temporaneo
piace alla maggioranza
ANDREA STERN


Stigmatizzato e messo all’angolo dalla politica ma, a quanto pare, difeso dalla popolazione. Il lavoro interinale si trova in un limbo. Ce lo hanno cacciato quei Comuni, a partire da Chiasso, che hanno deciso di vietare il ricorso ai lavoratori temporanei per gli appalti pubblici. E ora, sarà per i divieti, sarà per la congiuntura, ma da inizio anno le agenzie di lavoro interinale hanno iniziato ad annaspare. I collocamenti diminuiscono, le ore lavorate pure. C’è chi esulta, supponendo che a diminuire sia anche la precarietà. Ma Swissstaffing, l’associazione di categoria della agenzie interinali, avverte: colpendo noi, si colpiscono anche i disoccupati (vedi articolo sotto).
Una posizione che, se non dalla politica, parrebbe essere compresa dalla popolazione. Almeno stando a un sondaggio realizzato dall’istituto gfs di Zurigo per conto di Swissstaffing, di cui il Caffè può fornire i risultati in anteprima. Ebbene, il sondaggio dice che solo il 28% dei ticinesi giudica "adeguata" la limitazione del lavoro temporaneo. Molto più numerosi, il 61%, sono invece coloro che considerano eccessivo il numero di frontalieri presenti sul mercato cantonale. E il 18% della popolazione attiva teme concretamente di perdere il proprio impiego a causa della manodopera estera.
Quali possono essere le risposte a questi timori? Le più popolari, sempre stando al sondaggio, sono "un migliore sostegno ai disoccupati nella ricerca di un impiego" (87%), e "un’estensione dell’obbligo di annunciare i posti vacanti" (86%). Altri provvedimenti che godono di un ampio sostegno sono "i contingenti per l’immigrazione" (75%), "una collaborazione efficace tra le parti sociali" (59%) e "l’introduzione di salari minimi e nuove leggi" (64%).
Va detto che il sondaggio potrebbe prestare il fianco alle critiche, soprattutto perché è basato sulle risposte di sole duecento persone. Un campione che l’istituto gfs considera "rappresentativo per la popolazione ticinese" ma che è indubbiamente esiguo. Al di là di questo aspetto l’indagine fornisce tuttavia alcuni interessanti spunti di riflessione. E di autocritica. Solo il 18% degli interpellati, infatti, ritiene che la politica cantonale si stia concentrando sulle giuste priorità per quanto riguarda la protezione del lavoro.
Swissstaffing, verosimilmente soddisfatta dei risultati del sondaggio che ha commissionato, avrebbe una soluzione: il rilevamento dimostra che la popolazione apprezza un sostegno di qualità a chi cerca un impiego. Per questo "il Ticino potrebbe dare l’esempio agli altri cantoni rafforzando l’interazione tra servizi di collocamento pubblici e privati". In altre parole, l’associazione di categoria auspica "una collaborazione diretta e personale tra i consulenti degli Uffici regionali di collocalmento e quelli delle aziende di lavoro temporaneo", in modo da concentrare e ottimizzare le risorse per il collocamento del personale. Al contempo, "attraverso il sistema del prestito di personale e il partenariato sociale che esso comporta si può garantire l’applicazione di salari minimi svizzeri", aggiunge ancora l’associazione.
Insomma, secondo Swissstaffing il Ticino potrebbe dare l’esempio. Sarebbe bello se potesse invece seguire il modello degli altri cantoni per quanto riguarda i salari minimi previsti dal Contratto collettivo di lavoro del settore. I lavoratori meno pagati, quelli non qualificati, percepiscono 19,07 franchi all’ora a Nord delle Alpi ma solo 16,79 franchi a Sud. E dall’anno prossimo a Nord ci sarà un aumento di 41 centesimi orari. A Sud, invece, di zero.
astern@caffe.ch
11.08.2019


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