Quattro testimonianze di over 65 che ancora lavorano
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'Con l'Avs non si vive
La pensione? Più avanti'
MAURO SPIGNESI


Quando è arrivata la scadenza e poteva andare in pensione Franco Scarabello ha dribblato l’ostacolo ed è andato avanti restando al gruppo Ecsa della famiglia Centonze, in qualità di manager It. "La mia scelta - racconta - è dettata da una serie di fattori. Il primo è che sono appassionato del mio lavoro. Il secondo è un senso di appartenenza all’azienda che ho sviluppato negli anni. Il terzo è che nel mio settore, l’informatica, dentro la Ecsa c’erano diversi progetti aperti e non è che li potessi lasciare così, di netto, a cuor leggero. Serviva continuità. Poi sono affiorate nuove esigenze, come quella dell’analisi dei dati e mi ha appassionato così tanto che sono ancora qui". Scarabello, caso raro, ha allungato il periodo lavorativo da dipendente. Dal 1979 ha collaborato con Ecsa, da professionista esterno, poi 22 anni fa è stato assunto in pianta stabile. "L’azienda è cresciuta - racconta oggi che ha 70 anni - e le esigenze sono cambiate. Oggi supporto anche i giovani che entrano carichi di entusiasmo come me alla loro età e li seguo perché i tre mesi di prova non bastano, la nostra professione è cambiata. Ai ragazzi bisogna fornire un supporto ma soprattutto bisogna che capiscano da soli qual è la loro strada".
Filippo Nanni, di Ponte Capriasca, da due anni è in pensione. Ma continua a battere i mercati con il suo camioncino dove propone polenta e merluzzo, pesciolini fritti e luganighette. "Con la sola Avs - dice - non si vive. Io prendo 2’100 franchi al mese, quando mia moglie andrà in pensione se va bene arriveremo attorno a 4’000. Cosa ci fai se devi pagare in partenza 1’000 franchi di cassa malattia?", si chiede Nanni che vent’anni fa si è reinventato dopo aver chiuso i suoi tre negozi di alimentari. "C’erano troppe spese non riuscivo ad andare avanti. Avevo 50 anni e ho pensato: chi mi prende, adesso? Oggi - racconta - vivo bene ma i primi anni, non lo nascondo, sono stati difficili. È stato come fare nuovamente la gavetta. Ho dovuto farmi conoscere, conquistare la fiducia dei clienti attraverso il servizio offerto, la presenza costante sulla piazza anche quando c’era brutto tempo, la qualità dei prodotti legati al territorio nel rispetto della tradizione. E la gente apprezza". Filippo Nanni pian piano ha ampliato l’attività. Oggi oltre allo street food propone anche un "catering nostrano".
Anche Piero Suini, 70 anni, sta ancora dietro il bancone nel negozio di alimentari fondato da sua nonna nel 1913 in città vecchia, a Locarno. "Sono qui da oltre cinquant’anni - racconta - un po’ per passione ma soprattutto perché solo con la pensione non si va avanti. Le spese sono tante, le entrate poche e allora bisogna continuare a lavorare. Non nascondo che è sempre più difficile. La città cambia, il quartiere pure, il commercio anche e bisogna sempre essere reattivi, cercare di capire il gusto della gente, allargare il numero di prodotti proposti alla clientela. Poi, qui prima c’erano i parcheggi e la gente arrivava più frequentemente oggi è più difficile. Quando finirò? Non lo so prima o poi staccherò ma per ora la pensione non è all’orizzonte".
Non ha ancora appeso al chiodo il cappello da chef e non ci pensa proprio José De La Iglesias. A 69 anni si diverte ancora tra i fornelli. "Mi chiamano, cosa devo fare? Mi cercano, si vede che mi apprezzano. Collaboro ancora con la Fattoria Moncucchetto e poi privatamente mi capita di organizzare ricevimenti e banchetti. Soprattutto per amici. E tutto ciò mi piace, mi mantiene in attività". Per la pensione, insomma, c’è tempo.

m.sp.
23.06.2019


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