L'industria elvetica guarda sempre di più verso Est
La vetrina dell'export
si sposta a Shangai
LIBERO D'AGOSTINO


Un’area espositiva di oltre 240mila metri quadrati; 3617 espositori di 151 Paesi, tra cui 220 imprese leader internazionali secondo la classifica di Fortune; più di 400mila compratori nazionali; 300 nuove tecnologie e nuovi prodotti presentati per la prima volta. Sono i numeri della seconda edizione della China International Import Expo (Ciie), la prima Fiera internazionale delle importazioni, che si terrà dal 5 al 10 novembre al National exibition and convention center di Shanghai.
Dall’industria agroalimentare a quella automobilistica e alla chimica-farmaceutica, dallo sport alle scienze delle vita, alla domotica e alla robotica, dalla meccanica alle tecnologie della comunicazione, dalla logistica ai servizi finanziari, non c’è settore della produzione di beni e servizi che non abbia un suo spazio in questa gigantesca vetrina voluta da Pechino per promuovere le importazioni in un Paese ora affamato di consumi e di beni occidentali. Nel 2018 alla Ciie sono stati stipulati accordi intenzionali per 57.83 miliardi di dollari e si stima in 10 trilioni di dollari l’import cinese dal resto del mondo per i prossimi anni.
Un potenziale enorme per l’export occidentale verso il Regno di Mezzo, oggi al secondo posto nella classifica mondiale della ricchezza. Che conta, secondo l’ultimo report del Credit Suisse, 190 miliardari e due milioni di milionari e dove sta nascendo un’enorme classe media. Non per nulla nel 2016 la Svizzera ha esportato in Cina ben 652 milioni di orologi da polso.
Una crescita economica impetuosa gestita col pugno di ferro da un governo non certamente democratico, creando tra l’altro profondi squilibri tra città e campagne, ma che in più di un quindicennio ha realizzato lo stesso aumento di benessere economico che gli Usa hanno prodotto in 70 anni, portando la ricchezza pro capite cinese dai 5.410 dollari del 2000 ai 26.870 dollari del 2017.
Il volume degli scambi commerciali tra la Svizzera e Pechino, non supera attualmente quello col Baden-Württemberger, ma ci sono grandi margini di sviluppo. Difatti, la Cina, dopo gli Usa, è il mercato dove l’export elvetico, pari a 16,7 miliardi nel 2017, sta crescendo più velocemente. Con una progressione del 66% nell’ultimo decennio, trainata dall’orologeria, dagli strumenti di precisione, dall’industria delle macchine, dalla chimica farmaceutica e dalla presenza nel Paese di un migliaio di aziende svizzere. I rapporti commerciali tra Cina e Confederazione, primo Stato europeo ad aver firmato un accordo di libero scambio con Pechino, si intensificheranno dopo la firma del memorandum sulla nuova "Via della Seta".
Sebbene l’economia cinese sia rallentata a causa della guerra commerciale con gli Stati Uniti, per il 2019 si prevede un tasso di crescita del 6,2%. Dunque, molto al di sopra del 2,4% degli Usa, dell’1,4 dell’Ue o dello 0,5 della Germania,  principale partner commerciale della Svizzera.  La Cina  ora apre il suo mercato al mondo, facilitando lo sdoganamento delle merci e rafforzando la tutela dei diritti sulla proprietà intellettuale. La mega Fiera di Shanghai rientra in questa strategia, ma è anche un’abile mossa di Pechino per sottolineare, contrapponendosi agli Usa di Donald Trump, l’importanza del libero commercio internazionale.

l.d.a.
02.06.2019



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