Le esportazioni all'estero valgono sette miliardi di franchi
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L'industria ticinese
cresce e parla cinese
LIBERO D'AGOSTINO


Il salto di qualità dell’economia ticinese l’ha certificato uno studio dell’Istituto di ricerche economiche (Ire) che, l’anno scorso, ha messo a fuoco la realtà di un cantone bene inserito nella rete mondiale degli scambi commerciali. "Una regione piccola e con scarse risorse - nota l’Ire - ha fatto delle relazioni sia con i Paesi confinanti, sia con quelli più lontani un punto di forza". Forza espressa dalla crescita delle esportazioni che, nonostante le tre gravi crisi che si sono succedute nell’ultimo decennio, si è attestata in media attorno ai 6 miliardi di franchi, superando i 7 nel 2018. Ma si tratta di una stima per difetto, visto che molti semilavorati e componenti "made in Ticino" sono poi incorporati nelle merci esportate da altri cantoni. Un sistema produttivo dinamico che ha saputo diversificare i suoi sbocchi commerciali, puntando non più solo sull’Europa, ma anche sui mercati dell’Asia e delle Americhe.
L’economia cantonale si va sempre più internazionalizzando, sostenuta anche da un’intensa attività di supporto della Camera di commercio che, in collaborazione con la Switzerland Global Enterprise, offre alle aziende dell’export consulenze e servizi mirati. Come gli Eventi Paese per far conoscere agli imprenditori le opportunità di business anche su mercati lontani e le missioni economiche all’estero. "Solitamente proponiamo quattro Eventi Paese ogni anno. Si tratta d’incontri in cui vengono approfonditi non solo i problemi tecnici e giuridici dell’export in quelle realtà, ma anche gli usi e i costumi nazionali per facilitare i rapporti con i partner locali" spiega Valentina Rossi, responsabile del Servizio export della Cc-Ti.
Dopo il Canada e dopo il  Giappone, dove l’invecchiamento della popolazione sta sollecitando la domanda di prodotti farmaceutici e tecnologie mediche svizzere, si ripartirà il 19 settembre dalla Germania, che resta il principale partner commerciale; il 20 novembre sarà la volta degli Emirati Arabi Uniti che nel 2018 hanno registrato un forte aumento dell’export elvetico, con il Ticino che ha superato i 69 milioni di franchi. Vendite destinate a crescere ulteriormente, visti gli sforzi di Abu Dhabi per diversificare l’economia della regione e non dipendere soltanto dal petrolio.
Non meno importanti sono le missioni economiche all’estero promosse dalla Camera di commercio che a novembre organizzerà una seconda trasferta in Cina, dopo quella dell’anno scorso a Shenzhen e Shanghai. Destinazione della nuova missione sarà ancora Shanghai, qui dal 5 al 10 novembre si terrà la China International Import Expo, la mega Fiera delle importazioni (vedi articolo nella pagina accanto). Un’occasione per dare nuovi impulsi alle esportazioni ticinesi nel Regno di Mezzo che l’anno scorso ammontavano a 504 milioni di franchi (Hong Kong compresa). "Se oltre il 50% dell’export cantonale è destinato all’Ue - precisa Rossi - tra i singoli Paesi emergono gli Usa, mentre in Asia è la Cina il mercato più promettente".
La pressione sui prezzi, il franco forte e la concorrenza hanno spinto le aziende ad investire nelle nuove tecnologie per innovare processi e prodotti, guadagnando nuove posizioni sul mercato mondiale, con le esportazioni trainate dalla farmaceutica, dai macchinari e dal tessile-abbigliamento. Nello studio dell’Ire si sottolinea: "Emerge una grande capacità di far fronte alla concorrenza estera ed esportare merci altamente diversificate verso Stati e continenti sempre più lontani". Ma esportare, ricorda ancora l’Ire, significa anche interagire con realtà economiche e sistemi produttivi diversi. Un confronto che stimola le imprese ad innovare ulteriormente per restare competitive, innescando un circolo virtuoso tra internazionalizzazione e processi innovativi che, a loro volta, permettono di accedere a nuovi sbocchi commerciali.
Oggi la nuova frontiera dell’export è la digitalizzazione. Con le mille risorse offerte dal web per la promozione delle aziende in tutto il mondo, con l’analisi dei big data, gli "smart contract", ovvero i protocolli informatici che stanno sostituendo i tradizionali accordi cartacei accelerando gli scambi, e con l’evoluzione del Fintech nei servizi finanziari che rende più sicuro e rapido il commercio con l’estero.

ldagostino@caffe.ch
02.06.2019


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