La grande crescita ticinese impone nuovi modelli di sviluppo
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Aziende responsabili
per investire nel futuro
ANDREA BERTAGNI


Probabilmente si è puntato più sulla quantità che sulla qualità. E alla fine la "poderosa crescita" economica degli ultimi anni, come è stata definita dall’istituto Bak Economics, ha liberato le sue tossine. Giusto creare posti di lavoro, giusto prestare attenzione e favorire chi garantisce gettiti fiscali di svariati milioni, ma quali sono poi le ricadute reali, concrete, sul territorio? Se lo sono chiesti in tanti, anche dopo la decisione della Kering di spostare buona parte dei dipendenti in Italia. E sia gli economisti che i sindacalisti si sono trovati d’accordo su un concetto: in futuro è meglio privilegiare le imprese socialmente responsabili. Cioè quelle che riescono a radicarsi e identificarsi nel territorio, investendo qui in risorse umane e professionali, che possono portare valore aggiunto e distribuire salari e redditi alle famiglie. Invece spesso si ha l’impressione che interessino solo gli sgravi fiscali. O, appunto, il gettito.

Un cantone di imprese virtuose. Socialmente responsabili. Che fanno profitti e versano salari dignitosi, rispettano l’ambiente e si adoperano per favorire il telelavoro e la conciliabilità familiare. Eccezioni a parte, è ancora un sogno a occhi aperti. Musica del futuro, insomma. Perché oggi non mancano i casi di grandi aziende straniere che non hanno forti legami con il territorio, assumono in prevalenza manodopera frontaliera e di conseguenza non sono attrattive dal punto di vista salariale per i residenti.
"Ora più che in passato serve un deciso cambio di marcia nella politica economica - dice Sergio Rossi, economista all’università di Friborgo -. Oltre alle condizioni quadro occorre concedere incentivi soltanto alle imprese che si dimostrano virtuose". Aggiunge Rossi: "Se vogliono venire in Ticino e non pagare per un determinato limite di tempo l’imposta sugli utili allora devono offrire contratti a tempo indeterminato, pagare salari minimi e impegnarsi a favore di ambiente e telelavoro".
Una strategia economica fattibile, secondo Rossi, anche se non è messa in atto da alcun cantone in Svizzera. "Ne sono conosciente, oggi si sta andando nella direzione contraria, verso un liberalismo ideologico del ‘meno Stato, più privato’, della privatizzazione degli enti pubblici solo se conviene, lasciando allo Stato solo quelli che non rendono". Ecco perché, secondo l’economista, occorre un deciso cambio di passo. In caso contrario ci saranno solo macerie. "Agendo sulla leva fiscale, sulla concorrenza tra cantoni, vuol dire solo togliere risorse allo Stato e di riflesso privare i cittadini di servizi essenziali - osserva - senza calcolare che chi non ha le agevolazioni fiscali, è il caso di molte piccole e medie imprese (Pmi), è sottoposto a una concorrenza sleale. Soprattutto in Ticino dove le Pmi sono il 99% del totale del tessuto industriale ed economico".
Oggi le imprese che non lasciano niente alla società sono premiate fiscalmente, quelle che invece contribuiscono economicamente al territorio in termini di salari e manodopera sono svantaggiate. È così? No, per Angelo Geninazzi, economista, già segretario di Aiti ed Economiesuisse. "Bastano le condizioni quadro, a patto che siano definite coerentemente - precisa -. La fiscalità attrattiva non serve a niente senza la manodopera qualificata". Fisco, formazione e competenze, secondo Geninazzi, devono andare a braccetto, viaggiare in parallelo. Una condizione non deve prevalere sull’altra. Serve equilibrio. Anche se in Ticino questa parità di forze oggi è assente. "Un cantone come il nostro - aggiunge l’economista - che si distingue per una manodopera relativamente poco qualificata e a basso costo inevitabilmente attira aziende interessate a questi aspetti". Ecco perché, secondo Geninazzi, bisognerebbe fare di più sul fronte della formazione. "Il Cantone - osserva - non ha mai agito in modo strategico sfruttando questo asso nella manica".
Scommettere sul capitale umano. Pare essere insomma questa, secondo Geninazzi, una delle ricette. "Se si vogliono attirare imprese di alto valore aggiunto bisogna anche disporre di manodopera di pari livello", dice. Rimane comunque importante l’attrattività fiscale. "La riforma che i cantoni si apprestano a compiere a seguito dell’abolizione dei privilegi alle società con statuto speciale - aggiunge Geninazzi - è un’occasione da cogliere al volo per ricalibrare le condizioni quadro. Ma a una condizione: introdurre, ad esempio, solo il ‘patent box’, la misura fiscale che incoraggia le aziende ad investire nell’innovazione e nella ricerca e sviluppo non è sufficiente. Servono altre soluzioni, più competitive".

abertagni@caffe.ch
26.05.2019


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