Le imprese responsabili per i sindacalisti di Unia e Ocst
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"Gli sgravi da soli
non aiutano il Ticino"
MAURO SPIGNESI


Il problema di fondo è solo uno: quando una azienda non ha alcun legame con il territorio, lavora come un corpo estraneo, la sua storia si chiude in fretta, come è già accaduto in alcuni casi", dice Giangiorgio Gargantini co-segretario di Unia. Il sindacato ha sempre voluto mettere l’accento sulla responsabilità sociale dell’impresa, perché solo il gettito fiscale, seppure ricco e importante, o gli utili che pure tengono in piedi un’impresa, non bastano. "No, se si vuole guardare al futuro servono imprenditori capaci di mettere radici - spiega Gargantini -, capaci di immergersi nella realtà nella quale operano, assumendo chi vive qui perché così si investe sulle risorse umane, con il tempo si creano competenze e professionalità. Ed è questo, alla fine, secondo noi, il vero valore aggiunto di un’economia sana".
Un concetto, questo della responsabilità sociale dell’impresa, che per la verità è stato sottolineato anche dall’Associazione delle industrie ticinesi (Aiti), che insieme a valori legati all’etica ha tuttavia aggiunto la necessità di modificare alcune regole visto che i tempi sono cambiati e oggi occorre tenere conto delle moderne forme di lavoro. Secondo il sindacato tuttavia c’è un aspetto irrinunciabile, "ed è quello - aggiunge Gargantini - dei salari dignitosi. Non possiamo più puntare a un futuro del Ticino accogliendo imprese che lasciano sul territorio unicamente gettito fiscale". Devono anche essere disposte a garantire paghe giuste. E per far questo servono regole minime, anzi il rispetto o l’introduzione dei salari minimi. "Poi, ben vengano le imposte milionarie - dice Gargantini - se queste poi vengono impiegate per creare occupazione, per migliorare le condizioni dei lavoratori".
"Per il futuro - spiega Giovanni Scolari, segretario cantonale dell’Ocst - vorremmo che in Ticino possano arrivare aziende più attente ai bisogni del territorio. Sarebbe sufficiente che, a differenza di oggi, i top manager abitassero da noi e non sul lago di Como, perché oggi manca questo radicamento con la quotidianità, con i problemi della gente". Anche Scolari concorda che gli sgravi fiscali e gli incentivi, da soli, non possono essere le uniche calamite per un’attrattività che altrimenti porta soltanto imprese interessate a pagare meno imposte. "Noi crediamo - dice il sindacalista - in quelle imprese tecnologiche e socialmente responsabili che danno vita a competenze tra i lavoratori in sinergia con le scuole, che facciano dunque crescere la manodopera residente e inneschino un circolo virtuoso. Le aziende a basso valore aggiunto, invece, creano solo bassi costi del lavoro e di conseguenza bassi salari a beneficio solo dei frontalieri e non dell’intero territorio".  m.sp.
26.05.2019



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