Il diario
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La storia di Lena
che è finita in bellezza
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
siamo all’ultimo foglio di quest’anno, tra fiumi di luminarie che ci accompagnano nelle sere e notti, ormai dovunque, nelle città e nei paesi. Il Natale pare ridursi sempre più, per molti, a pochi riti che si ripetono, con una certa stanchezza: scambio di auguri e doni, aperitivi e cene aziendali, pranzi in famiglia così monotoni che molti preferiscono partire e andarsene in vacanza, così almeno si risparmieranno il "disagio" degli incontri "una volta all’anno", con accortezze vigili per evitare cortocircuiti sgradevoli. Il protagonista della notte di Betlemme, che dovrebbe essere "il" festeggiato, è assente, talora anche sconosciuto.
IN QUESTO MONDO occidentale che vede calare le culle e crescere la sfiducia e il pessimismo, dove nessuno attende più nessuno, viviamo quella che è stata chiamata una parodia del Natale, dove invece di riunirsi e scaldarsi i sentimenti, ci si avvita in malinconiche solitudini.
CI SONO però episodi e momenti che ci riconciliano con la dimensione più vera e più bella del Natale. Una ventata di questo clima ci viene da Antonia Arslan, radici nella lontana e tormentata Armenia, una scrittrice che sa accendere lampi di speranza. Nelle pagine del suo nuovo libro "La bellezza sia con te", ci riporta indietro nel tempo, addirittura al 1924, per raccontarci di "un’orfanella di Lugano", una vicenda che si stempera in un finale dolce, quasi fiabesco, eppure accaduto.
SI CHIAMAVA Lena e seguiva come un’ombra uno spazzacamino, Johann, di una decina d’anni in più. Con l’arrivo dell’inverno, come le rondini, i due prendevano le strade del sud per sbarcare il lunario. Lui diceva a tutti che la ragazza era la sua sorellina e che non parlava per via di uno spavento preso da piccola. Lena annuiva. Una tappa fissa era da Imelda e Gelmino, a Varese, una famiglia senza figli che accoglieva i due avvolgendoli di calore e di biscotti. Una gioia senza limiti per tutti. Un anno Imelda capì che dai due visetti trasudava una tristezza incontenibile. La donna riuscì a farli parlare e scoprì che Lena non era affatto bloccata dal silenzio.
LENA era un’orfana sopravvissuta a un incendio della sua città, Smirne. Trascinata via dalla folla, si ritrovò sola, raccolta da un marinaio italiano che la portò con sé sulla nave, dove non poteva tenerla. L’aveva perciò ceduta a uno svizzero che l’aveva a sua volta affidata a un orfanotrofio a Lugano. La bambina, con tante paure nel cuore, non sopportava né mura né disciplina e seguì d’istinto lo spazzacamino. Purtroppo adesso qualcuno si era accorto che non erano fratelli e avevano paura. Imelda e Gelmino, commossi e felici, li adottarono di slancio e insegnarono loro un mestiere facendone, con antica pazienza, due grani del sale della terra.
16.12.2018


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