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Un vuoto emotivo
riempito d'orrore
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,  &softReturn;da anni ci si interroga su quali argini alzare contro le imboscate tese in modi sempre più insidiosi ai ragazzi e agli adolescenti. Lo ha fatto, ora, anche il Municipio di Locarno, preoccupato "per l’evoluzione del consumo di sostanze psicotrope in generale", quindi delle droghe. Tutto il mondo è paese e Locarno non si differenzia molto nelle tendenze e nei comportamenti rispetto alle altre città nel Ticino e in Svizzera. Il malessere è comune, forse con varianti nelle cifre, ma non più di tanto.
CERTO, si resta colpiti di fronte al fatto che in dieci anni, dal 2006 al 2016, a Locarno si sia registrato un incremento di qualcosa come l’82% nei casi di persone che hanno avuto ed hanno bisogno dell’aiuto degli operatori sociali. Lo scenario degli interventi prospettati, qui come altrove, è un classico: il tasto più premuto, giustamente, è quello della prevenzione, con un occhio però ben vigile a quanto accade, specialmente in vicinanza delle scuole, con il sistema di videosorveglianza per intervenire all’occorrenza. Ma il disagio giovanile che approda nella droga o in altre forme di devianza non si sconfigge - è dimostrato dall’esperienza - con la repressione.
SE VOGLIAMO parlare di prevenzione, l’architrave su cui questa deve poggiare è il dialogo, raccomandato a tutti i livelli, a partire dagli "addetti ai lavori" (psicologi, psichiatri, assistenti sociali, educatori…). Innegabile però che sia diventato più difficile parlarsi fra adulti e giovani, genitori e figli e, se vogliamo, anche tra docenti e allievi. La causa principale è nella mancanza di tempo. Siamo tutti costretti a correre per il vortice di impegni che abbiamo, per il lavoro da difendere, per i bisogni che si moltiplicano (o così almeno ci pare). Non riusciamo più a fermarci, a elaborare qualcosa. Di più: si attenua la dimensione umana e si rafforza quella virtuale. Non ci si parla faccia a faccia, ma per via elettronica. I nativi digitali crescono, i contatti con la realtà calano. Manca un’educazione affettiva e siamo imbottiti di una cultura narcisistica che ha perso il contatto con le emozioni.
PER GIUNTA, in fondo al tunnel ora si intravedono le sagome terribili di gigantesche figure di balene che vanno a spiaggiarsi, cupa metafora di soggetti fragili allo sbando. Il fenomeno, che è già sociale, ha un nome poetico "Blue Whale" ma nasconde agguati micidiali. Partito dalla Russia, questo gioco dell’orrore sta diffondendosi. Il contagio del peggio è devastante. Rispetto al vuoto che si annida dentro molte esistenze, svuotate di interiorità e riempite di cose, la trappola pericolosissima, neppure mimetizzata, appare un rischio da correre. Si sa che la ricerca del rischio è vista come un banco di prova dai ragazzi: non è una novità. Di diverso c’è che in passato gli adulti accompagnavano, con un tessuto sociale che teneva. Oggi le nuove generazioni si trovano in una desolante solitudine, perché siamo un po’ tutti orfani di salvaguardia davanti al futuro.
18.06.2017


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