La seconda puntata del racconto inedito di Andrea Vitali
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Il commesso Casimiro
e il ricordo di quei libri
ANDREA VITALI


Per quel motivo sta guardando con meraviglia e stupore lo scomparto dedicato al cibo per cani e gatti, ricavandone una sensazione di stordimento, non sapendo dove mettere le mani. All’animale che tiene in casa ha sempre pensato la moglie. Se cane, al massimo, lui si è limitato a portarlo a fare due passi, giusto per permettergli di espletare i propri bisogni. Potrebbe anche essere, caso raro ma non certo impossibile, che i figli, se ne ha, abbiano avuto la bella pensata di regalargliene uno, per la compagnia e gli impegni che ne derivano. Nell’un caso come nell’altro al commesso Casimiro pare che sia ormai maturo il tempo del suo intervento. Tra l’altro è la prima volta che ha modo di misurarsi quale esperto di quel settore, la più recente aggiunta nel labirintico supermercato. Benché rotto a tutte le esperienza non può negare di essere un po’ emozionato. Si sistema il coletto della camicia, aggiusta il papillon, fa un colpetto di tosse e parte. Mentre si avvicina nota che l’uomo scuote la testa. È il primo movimento che gli vede fare da che lo osserva. Gesto rivelatore, il soggetto è nella confusione più totale. Ma di lì a breve troverà la soluzione al suo problema. Che sia cane o gatto, il commesso Casimiro lo sottoporrà a una lunga serie di domande per farsi un’idea dell’animale. Razza, età, peso, colore del pelo, abitudini quotidiane, eventuali difetti fisici o vezzi particolari. All’inevitabile stupore di quello risponderà con un sorriso che le sue domande hanno l’unico scopo di soddisfare in pieno il cliente. Nessuno, men che meno dopo aver incontrato il commesso Casimiro, deve andarsene dal supermercato con il dubbio di non essere stato servito al meglio. Così, dopo essersi presentato e aver chiesto scusa per il disturbo, il commesso Casimiro chiede:
"Posso esserle utile?"
L’uomo lo guarda per un istante poi risponde.
"Certo".
Allora sul viso del commesso Casimiro si allarga un sorriso che non è per nulla di circostanza. Gli è che sente vicina l’ennesima vittoria della sua proverbiale abilità ed è legittimamente orgoglioso di ciò.
Comincia la sua opera, discriminando innanzitutto tra le due categorie.
"Cane o gatto"?
"In che senso, scusi"?, chiede però l’uomo.
Il cervello del commesso Casimiro comincia a lavorare alacremente. Se non è cane o gatto, cosa diavolo può essere?
Tartarughe? Pesci rossi? Un cardellino o forse un pappagallo? Sperando che colui che gli sta di fronte non ospiti in casa qualcosa di esotico, che ne sa, un’iguana, un serpente, una scimmietta. La gente al giorno d’oggi pur di distinguersi compie azioni che definire stravaganti è il minimo come quella di mettersi in casa un pitone o, perché no?, anche una bestia feroce. Nel qual caso sarebbe un bel guaio. Tuttavia ormai il dado è tratto. Mica può battere in ritirata. Tra l’altro il commesso Casimiro sarebbe disposto a scommettere che qualche collega tra i più invidiosi lo sta osservando nella speranza di coglierlo prima o poi in fallo e se dovesse succedere la sua fama si incrinerebbe e la stima di cui gode presso la direzione comincerebbe a velarsi.
"Giusto per saperlo e aiutarla a scegliere il cibo migliore per il suo animale", spiega il commesso Casimiro con un sorriso tirato, un po’ in allarme. Quello che gli propone l’uomo invece è rilassato. Non coglie l’ansia del commesso, anzi avverte un prurito di allegria per il qui pro quo che involontariamente ha creato.
"La ringrazio", dice poi, "ma forse c’è un equivoco". E si spiega. Poiché non è mai stato un gran frequentatore di supermercati come quello. L’ultima volta che ci è entrato risale a un paio d’anni prima occhio e croce, giusto perché sua moglie, scomparsa da qualche mese, aveva tanto insistito. E ricorda, ma potrebbe anche sbagliare perché si sa quanto la memoria possa essere fallace, ricorda che in quegli scaffali adesso pieni di cibo per animali c’erano libri. Il commesso Casimiro deglutisce.
"Libri", mormora. È difficile dire se con tono interrogativo o di stupore.
Tant’è che l’uomo richiama il sorriso con cui ha accompagnato le sue parole per assumere un’espressione che sembra voler chiedere scusa.
"Ricordo forse male"?, chiede infatti.
Ma il commesso Casimiro sembra non percepire la domanda dell’uomo. Riflette se possa essere che quell’essere lo voglia prendere in giro. O anche sulla possibilità che sia stato istruito da qualche collega geloso della sua invidiabile posizione per tendergli un tranello.
"Lei dunque stava cercando libri"?, chiede.
L’uomo conferma senza la minima difficoltà, nessun secondo fine traspare dalle sue parole. Da che l’ultima, piccola libreria presso cui si serviva è stata chiusa, racconta, strozzata dall’agguerrita concorrenza dei grandi numeri, ha ben pensato di andare a servirsi lì, per la prima volta in vita sua, dove ricorda di aver visto libri. Anche il commesso Casimiro ricorda quando lì c’erano libri. Un settore che ha sempre avuto il fiato corto, simile a un parente povero, quotidianamente in affanno, condanna per chi vi era addetto e dal quale lui ha sempre avuto la fortuna di stare alla larga. Fin quando, e finalmente, la direzione, unanime, ha deciso di liberare lo spazio offrendolo ad altri in espansione. La spiegazione esce tra le labbra del commesso Casimiro con un tono secco, quasi telegrafico: ovvio che nel suo intimo sta maledicendo il momento in cui ha deciso di prendersi cura di quell’uomo.
"Mi sta dicendo che nemmeno qui ne troverò"?, domanda a sua volta l’uomo riportandolo al presente della situazione.
Il commesso Casimiro lo guarda. Non gli sfugge che quello ha già infilato la mano libera dal bastone nella tasca dei pantaloni. Non ci vuole molta fantasia per vederlo uscire così dal supermercato, senza un pacchetto o borsetta che sia in mano. Un’immagine che certo non sfuggirà ai più, che resterà impressa per sempre nelle telecamere installate per la sicurezza del supermercato.
"Nemmeno per idea", risponde, millantando sicurezza. I libri ci sono. Si tratta solo di avere un poco di pazienza, seguirlo dove lo condurrà.
"Cioè"?, chiede l’uomo incuriosito.
Cioè sotto, risponde il commesso Casimiro che ha completamente recuperato il suo aplomb, nei magazzini, negli altrettanto labirintici intestini del supermercato. Non ci vorrà molto, questione di pochi minuti.
"Le faccio strada", lo invita il commesso Casimiro, tirando un sospiro di sollievo e notando che l’uomo non ha alcuno sospetto. Ha estratto la mano libera dalla tasca e  gli si accoda. Così facendo il commesso Casimiro guadagna il tempo che gli serve per ripassare mentalmente la mappa dei sotterranei, individuare uno tra i locali abbandonati o quasi ( ce ne sono a decine, noti soltanto a chi conosce il supermercato come le proprie tasche, quasi simili a loculi dove vengono gettati e dimenticati oggetti tra i più vari, accomunati dalla loro manifesta inutilità ), dentro il quale rinchiudere quell’uomo e lasciarlo lì, dimenticandolo. Perché da quel supermercato si deve uscire soddisfatti, questa è la regola.
O non si esce più.
(2 - fine / La prima puntata è stata pubblicata domenica 11 agosto)
18.08.2019


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