Mostra a San Gallo di uno dei pittori del '900 più amati
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Il ritorno in Svizzera
di Antonio Ligabue
RENATO MARTINONI, PROFESSORE DI LETTERATURA


È stata inaugurata il primo di aprile al Museum im Lagerhaus di San Gallo, a pochi passi dalla stazione, e resterà aperta fino ai primi di settembre, una grande mostra dedicata ad Antonio Ligabue. Sono in tutto un’ottantina di opere, per la gran parte quadri, con una decina di disegni e alcune statue di animali. A lungo ignorato dal pubblico e dalla critica, Ligabue è uno degli artisti italiani del Novecento oggi più amati. Basterà ricordare che non passa anno che in Italia non si faccia una mostra a lui dedicata; e che quella allestita a Palermo, qualche tempo fa, ha attirato oltre duecentomila visitatori.
Difficile spiegare i motivi di questo successo. Certo la storia tragica dell’artista deve fare la sua parte; così come i temi della sua opera, fatta soprattutto di autoritratti e di figure di animali, giocano un ruolo importante. Quello di Ligabue è un "ritorno" in Svizzera, a cento anni esatti dalla partenza. Il pittore, il suo vero cognome era Laccabue, nasce difatti a Zurigo alla fine del 1899. La madre è un’emigrata giunta dal Bellunese. Il padre rimane ignoto. A soli nove mesi l’infante viene tolto alla mamma per essere dato in affidamento a una famiglia della Svizzera orientale che lo crescerà, fra mille problemi e molte difficoltà, abitando soprattutto nella città di San Gallo e nei suoi dintorni. Antonio è un ragazzo problematico e vive fra la solitudine e l’emarginazione.
È un italiano che parla solo lo svizzero tedesco, per cui la comunità italiana lo considera un estraneo. È un tedesco che ha la nazionalità e un nome italiani, per cui i germanofoni lo sentono come un diverso. Fatica molto a crescere e a scuola ripete regolarmente le classi. A quattordici anni, ha appena raggiunto la terza elementare, viene chiuso in una scuola per ragazzi "deboli di mente". Ne uscirà due anni più tardi, dice un rapporto, per cattiva condotta e per "costumi immorali". Sa infatti segreti che i suoi coetanei ancora non conoscono ed è un pericolo per la loro condotta di vita. Ma la scuola, che ha sede a Marbach, nella valle del Reno, gli dà molte cose che saranno fondamentali.
In classe si cerca di imparare quello che si impara di solito. Ma per gli allievi di Marbach è previsto tanto lavoro all’aperto, nell’orto e con gli animali, nel pollaio, con mucche e cavalli, oltre all’attività creativa che insegna al ragazzo cose importanti. Dimesso dal collegio Ligabue torna in famiglia. Ma lavora in modo saltuario, fugge spesso, è violento con i "genitori" che lo allevano, accudisce con amore i conigli, si rifugia nei boschi e nelle golene a parlare con gli animali e a imitare il verso degli uccelli. Lo farà ancora quando, a vent’anni, viene espulso dalla Svizzera e mandato in Italia, dopo un passaggio in una clinica psichiatrica. Ha gravi problemi, il giovanotto, e poche qualità. Ma insegnanti e psichiatri dicono di lui che ha molto talento nel disegnare gli animali. Non sappiamo quando esattamente Ligabue cominci a dipingere. Le prime opere oggi note sono fatte in Italia alla fine degli anni Venti. Certo, prima ancora disegna e modella statue, masticando in bocca la terra argillosa e impastandola con la saliva. Ritrae animali che lottano fra di loro (la tigre con la gazzella, la leonessa con la zebra, il leopardo con il serpente, la volpe con il falco): perché la vita è una lotta per la sopravvivenza. Ma li rappresenta anche mentre pascolano o lavorano nei campi. Non sono cattive, le bestie, pensa Antonio.
Hanno gli occhi più buoni di quelli degli uomini. E sono sincere. Ligabue ritrae sovente anche se stesso. Prima però prende una pietra e si ferisce il naso o le tempie. E mentre dipinge, guardandosi allo specchio, o osservandosi sulla tela, piange o ulula, come fanno gli animali. Se poi un’opera gli piace, ci mette una libellula o una farfalla. Simboli di leggerezza e di gioia momentanea. Nei prossimi mesi uscirà nelle sale italiane un nuovo film su Ligabue, in cui l’artista matto viene interpretato da Elio Germano, recentemente comparso nel ruolo di Leopardi. Intanto godiamoci questa bella mostra sangallese che celebra il "ritorno" in patria di quello che viene chiamato il "Van Gogh svizzero".
07.04.2019


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