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Biden e Trump alla battaglia legale sul risultato del voto
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La volata finale in America
sotto scacco degli avvocati
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


"Immagina un mondo in cui accendi la televisione, e la pressione scende, anziché salire alle stelle": l’ex candidato alle primarie Pete Buttigieg ha interpretato il sogno degli elettori Dem dopo il match a distanza tra Joe Biden e il presidente Donald Trump, vinto dallo sfidante democratico anche sul fronte dell’audience. Gli ultimi sondaggi danno il ticket Biden-Harris avanti di almeno una decina di lunghezze sulla coppia Trump-Pence, ma è troppo presto per l’ultima parola, anche perché, al di là del Covid che continua a infuriare negli Usa dopo aver infettato lo stesso presidente, e al di là delle ingerenze straniere sul voto, fosche nubi pesano sulle imminenti presidenziali: si teme il caos con la possibilità di proteste che potrebbero sfociare in scontri tra milizie armate fino ai denti dell’alt-right e la galassia degli anarchici e degli Antifa. È uno scenario da incubo che le autorità Usa hanno ben presente soprattutto nel caso in cui Trump, la notte del 3 novembre, non accettasse un’eventuale sconfitta agitando, come sta già facendo adesso, lo spettro di brogli elettorali.
Centinaia di avvocati sono mobilitati da mesi da entrambe le campagne. La paura dei democratici è di trovarsi di fronte a un bis della notte elettorale del 2000 moltiplicato per vari stati: allora fu una manciata di voti della Florida a tenere in scacco l’esito finale fino a quando, in dicembre la Corte Suprema, con una maggioranza di cinque a quattro, consegnò a George W. Bush le chiavi della Casa Bianca.
Se ci si dovesse arrivare, stavolta Biden avrebbe ancora meno chance di Al Gore dopo il prevedibile ingresso della giudice conservatrice Amy Coney Barrett che Trump ha nominato al posto dell’icona liberal Ruth Bader Ginsburg: una mossa che sta galvanizzando la sua base elettorale con la prospettiva di una maggioranza di destra blindata per decenni e l’opportunità di demolire diritto all’aborto, nozze gay e Obamacare.
La volata finale è al cardiopalma, mentre il tycoon, ormai senza più freni, accusa i Biden di essere "una famiglia del crimine organizzato" e chiede il carcere dopo un presunto scoop del "New York Post" su Hunter, il secondogenito di Joe, ispirato dall’alleato della Casa Bianca Rudy Giuliani su probabile imbeccata di Mosca. Il padrone dello stesso "Post" e della Fox, Rupert Murdoch, pronostica la vittoria Dem "a valanga", ma dal campo di Biden emergono preoccupazioni: la manager della campagna Jen O’Malley Dillon ha messo in guardia su Twitter che la forbice è "molto, ma molto più vicina di quanto non appaia". Il pessimismo però regna anche tra le truppe Gop: secondo quanto hanno confidato gole profonde repubblicane al sito di notizie politiche Axios, lo stratega del presidente, Bill Stepien, ha paura di perdere. Trump ce la può ancora fare, secondo Stepien ci sono addirittura "tre strade" che conducono alla Casa Bianca, ma perfino i suoi sostenitori più leali, "compresi quelli pagati per credere", sono convinti che il presidente "sia fritto" e che, peggio ancora, "possa trascinare nella sua sconfitta la maggioranza repubblicana al Senato", scrive Axios. Una prospettiva che ha spinto il governatore Gop del Maryland Larry Hogan a distanziarsi votando provocatoriamente per il defunto presidente Ronald Reagan, mentre il senatore repubblicano del Nebraska Ben Sasse ha sparato a zero sull’inquilino della Casa Bianca in una town hall telefonica con 17 mila elettori.
Sasse, fedele a Trump al tempo dell’impeachment, è in corsa a novembre per il rinnovo del suo mandato. In nove minuti al vetriolo ha accusato il presidente di aver mal gestito la pandemia da Covid, "baciato il c...o ai dittatori", "flirtato" con i suprematisti bianchi e offeso le donne in forme così plateali che il 3 novembre il partito rischia "un bagno di sangue".  
Secondo il senatore, "il controllo del Senato è dieci volte più importante della corsa alla presidenza", ma di fronte a "uno tsunami blu" il dibattito "non sarà perché Sasse è stato così cattivo con Trump" ma "perché diavolo pensavamo che vendere al popolo americano un narcisista ossessionato dalla tv sarebbe stata una buona idea?".
17.10.2020


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