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La storia della città che dopo Berlino ha issato un muro
Nicosia, una capitale divisa
dal dolore e da una muraglia
GUIDO OLIMPIO


È una ferita sempre aperta. Geografica, politica e individuale. Taglia in due Cipro, la cui parte settentrionale è stata occupata nell’agosto del 1974 dall’esercito turco e sulla quale oggi domina la Repubblica del Nord (non riconosciuta dalla diplomazia internazionale). Una divisione simboleggiata dal muro che spacca - come una volta accadeva a Berlino - il centro di Nicosia. Un dolore mai sopito, ricordato dai tanti scomparsi. Persone svanite durante l’avanzata delle truppe di Ankara. Sofferenza profonda unita al desiderio di sapere. I reticolati che delimitano la linea blu, le torrette dei soldati, le pattuglie dei caschi blu dell’Onu sono alcune delle presenze militari su un’isola che ha comunque trovato il suo modo di vivere. Con il turismo, le attività commerciali, i porti e le possibilità che possono nascere con lo sfruttamento dei giacimenti di gas. La presenza di queste risorse è importante, ma anche motivo di contrasto con la Turchia di Erdogan, convinto che tutto gli spetti. Da qui l’asse costruito dai greco-ciprioti con la Francia, l’Egitto e gli Emirati al fine di tenere testa alle spinte del Sultano. Contesa che riguarda anche l’Italia visto il ruolo dell’Eni nella zona.
Altro spunto è quello delle basi straniere. I britannici dispongono di un’installazione della Raf ad Akrotiri - da qui decollano caccia, ricognitori - e di una stazione d’ascolto per l’intelligence sui monti Trodos, antenne sensibili che marcano stretto quanto avviene ad Oriente e in un’area ad alta tensione. Questo per dire che a Cipro c’è tutto e di più.
17.10.2020


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