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Paghe da 2mila franchi al mese, l'Ocst chiede un Ccl
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Gli abusi salariali in ufficio
"esplodono" in silenzio
ANDREA STERN


Allo sportello dell’Ocst si presenta la segretaria di una ditta informatica. È pagata 2’160 franchi al mese. Dopo di lei arriva l’impiegato d’ufficio di un’impresa edile. Guadagna meno di 2mila franchi al mese. Oggi è un giorno come tanti. "Purtroppo questi salari non fanno neanche più scalpore - nota Nenad Jovanovic, sindacalista dell’Ocst di Chiasso -. Fino a qualche anno fa li avremmo denunciati pubblicamente. Ma a un certo punto ci siamo resi conto che nell’opinione pubblica era subentrata una certa assuefazione. I casi erano troppi e ripetitivi. Così abbiamo smesso di divulgarli".
Negli uffici il dumping salariale sarebbe entrato a far parte della nuova normalità. "Nel terziario la situazione è allarmante - afferma Claudio Isabella, sindacalista dell’Ocst di Biasca -. Pullulano i contratti che offrono condizioni insufficienti per poter vivere in Svizzera. Non per nulla il terziario è il settore nel quale si registra il più forte aumento di frontalieri". Più 12,4 per cento, l’anno scorso.
"Il sospetto - aggiunge Isabella - è che la figura intermedia dell’impiegato, non trovando collocazione nei diversi ambiti contrattuali, venga trattata a parte e a condizioni che permettano all’azienda un risparmio sterile e fine a se stesso".
Il Cantone reagisce con i contratti normali di lavoro (Cnl). Una misura di accompagnamento dell’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone in base al quale "in caso di offerte ripetute e abusive di salari inferiori a quelli usuali" in un determinato settore possono essere stabiliti dei salari minimi vincolanti.
"Ormai i Cnl nel terziario sono venti, di cui nove per i soli impiegati d’ufficio - osserva Isabella -. Una dimostrazione di quanto gli abusi siano diffusi". E persistenti. "Il problema -aggiunge Jovanovic - è che normalmente questi Cnl dovrebbero avere una durata limitata a due anni, periodo durante il quale andrebbe trovato un accordo tra le parti. Ma in realtà queste trattative non avvengono mai. I datori di lavoro non sembrano intenzionati a trovare una soluzione che tuteli i lavoratori".
A detta dell’Ocst questa soluzione si chiama Contratto collettivo di lavoro (Ccl). Per questo Isabella e Jovanovic, insieme al collega di Lugano Paolo Coppi, hanno deciso di scrivere una lettera a tutte le associazioni di categoria, alle commissioni paritetiche e al Dipartimento finanze ed economia (Dfe), con la quale chiedono di tornare urgentemente al tavolo delle trattative. "La nostra proposta - spiega Isabella - è quella di inserire gli impiegati di ufficio nei Ccl dei rispettivi settori di riferimento. Quindi che per esempio la segretaria di un’impresa di costruzioni possa far capo al Ccl dell’edilizia. O che l’impiegato amministrativo di un’azienda metalmeccanica possa sottostare al Ccl dell’industria".
Una soluzione semplice e di veloce attuazione. "Così - conclude Isabella - si riuscirebbe non solo a difendere i salari degli impiegati ma anche a eliminare le disparità all’interno di un’azienda. Con un Ccl i diritti sarebbero uguali per tutti".
astern@caffe.ch
17.10.2020


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