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L'abc per scongiurare un secondo lockdown
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Tutto ciò che non possiamo
assolutamente più sbagliare
PATRIZIA GUENZI


"Del senno di poi ne son piene le fosse", ha scritto nei Promessi sposi Alessandro Manzoni. Già, una volta che gli eventi sono capitati è sempre un esercizio facile dire "si poteva fare così, si doveva fare cosà". Tuttavia, vero è che si può, e si deve, imparare da ciò che si è rivelato sbagliato. E, nel periodo pre-pandemia, parliamo di gennaio e di febbraio, di "errori" - nel senso di una mancata percezione del rischio, una non considerazione di ciò che attorno a noi stava già accadendo, un’assenza di lungimiranza - ne sono stati fatti parecchi. Per non ritrovarci nella drammatica situazione della scorsa primavera, con Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco, in prima fila nell’emergenza, proviamo a elencare tutto ciò che non dobbiamo più sbagliare. Dal punto di vista delle scelte sanitarie ma anche della comunicazione.

I CONTAGI
"Dobbiamo scongiurare in ogni modo la diffusione incontrollata del virus, sappiamo bene quando può essere pericolosa".  

LA PREVENZIONE
"Sulla base di ciò che abbiamo vissuto, abbiamo capito quanto alcune misure, semplicissime, siano fondamentali. Questo virus si trasmette con i contatti tra le persone. Inutile fare conferenze infinite, il concetto è facile facile. Dobbiamo comportarci come se tutti fossimo potenzialmente contagiosi. Quindi evitare di avvicinarci troppo gli uni agli altri, indossare la mascherina se le distanze non sono assicurate, igienizzare le mani".

LA PROTEZIONE
"Come agisce il virus lo sappiamo molto bene e il suo è anche un meccanismo piuttosto semplice. Inoltre, il virus non è cambiato. Da qui l’enorme vantaggio che abbiamo e che dobbiamo sfruttare. Sappiamo che per scongiurare il propagarsi del Covid bisogna stopparlo all’origine. Come? Proteggendosi. Mascherina sul volto, per evitare di emettere ma anche di inalare virus, e lavare e disinfettare costantemente e frequentemente le mani. L’igiene delle mani non è banale, non va presa sottogamba".

GLI ASSEMBRAMENTI
"Vanno evitati gli assembramenti. Il virus si trasmette attraverso goccioline, più persone si ritrovano in un ambiente ristretto e più alto è il pericolo di contagio. Purtroppo non siamo più in primavera dove era possibile stare all’aperto. Con la brutta stagione si tende a stare al chiuso e qui non è consigliabile fare gruppo. Come ho detto il meccanismo del virus è semplice. Basta poco per molto creare una potenziale catena di contagio".

GLI OSPEDALI
"Fondamentale, per scongiurare il propagarsi del virus, mantenere delle corsie privilegiate negli ospedali, nei pronto soccorso, negli istituti di cura e nelle case per anziani, per l’entrata dei pazienti sospetti Covid o influenzati. Ora sappiamo quanto questo sia fondamentale per evitare il propagarsi del virus tra le corsie. E così le case per anziani, devono essere pronte a riprendere nel giro di poco tutti i dispositivi di sicurezza per la protezione degli ospiti".

I TEST
"Sfruttare l’ottima capacità diagnostica della nostra sanità. Sottoporsi al test appena si hanno dei sintomi, anche lievi. Ora gli strumenti li abbiamo, siamo anche in grado di fare, contrariamente alla scorsa primavera, anche duecento tamponi al giorno. In sostanza, dobbiamo tempestivamente diagnosticare i pazienti positivi. Pazienti che poi dovranno rispettare le direttive delle autorità".

L’ISOLAMENTO
"Non bisogna fare i furbi, trovare scorciatoie, ne va della salute di tutti. Se una persona risulta positiva deve assolutamente restare in isolamento e non andare in giro. Deve evitare qualsiasi contatto con altra gente".

I TRACCIAMENTI
"Stabilire tutti i contatti di chi risulta positivo al test è fondamentale. Prima non eravamo in grado di farlo perché la pandemia ci ha travolti. Ma in una situazione come quella odierna è ancora fattibile e dobbiamo riuscire a farlo il più in fretta possibile. Da qui l’importanza di evitare l’esplosione dei contagi".

LA VELOCITÀ
"Snellire la durata della diagnosi. Anche se i tempi tecnici del test classico e quelli del laboratorio quelli sono. Tuttavia, oggi, come ho detto, riusciamo a fare anche duecento test al giorno, impensabile prima. Resta comunque la gestione dell’informazione ai pazienti positivi, che non è così semplice, soprattutto se sono numerosi.

LA COMUNICAZIONE
"Non dare più la conta quotidiana dei morti, sorta di bollettino di guerra che tutte le mattine veniva fatto. Non dico di nascondere i dati ma di trovare un altro modo di comunicare. Chessò, magari iniziando a dire quanti sono i pazienti guariti. Il cittadino ha il diritto di essere informato, ci mancherebbe!  Ma sapere quanti sono i morti non credo sia così fondamentale. Mentre fondamentale resta il rispetto delle misure di igiene. E farlo è solo una questione di buonsenso. Tutto qui".
p.g.
10.10.2020


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