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Lite infinita tra Italia e Svizzera sul rifugio "spostato"
Immagini articolo
Si sciolgono i ghiacciai
e così cambiano i confini
CLEMENTE MAZZETTA


Sole splendido sulla terrazza del rifugio Guide del Cervino, situato sull’arco alpino a cavallo fra l’Italia e la Svizzera, fra Valtournenche (Val d’Aosta) e Zermatt. Neve bianchissima, cielo terso. Tantissimi sciatori. A 3.480 metri sul livello del mare, sembra di essere in paradiso. Sembra.
Perché il rifugio, che a dispetto del nome non  si trova affatto sotto il Cervino - "il più nobile scoglio" come scriveva il poeta  inglese John Ruskin -, ma nel Plateau Rosa, nel massiccio del Monte Rosa, è conteso da una e dall’altra parte. Tutta colpa dello scioglimento dei ghiacciai, che ha letteralmente... spostato il confine. La linea di divisione fra gli Stati corre infatti sul crinale delle montagne o dei ghiacciai. Le montagne non si spostano (al limite franano), i ghiacciai invece si sciolgono.  
Nel 2009 l’Italia ha approvato una legge sui "confini mobili"  che prende atto dell’indeterminatezza della linea di confine a seguito del "fenomeno del progressivo scioglimento dei ghiacciai". E che pertanto: "La  linea di confine coinciderà con la linea di cresta del terreno roccioso emergente". Sul Plateau Rosa dal 1940 al 2000 il livello del ghiacciaio si è abbassato facendo scendere la linea spartiacque sulla roccia. "L’arretramento è compreso tra i 100 e i 150 metri", secondo i tecnici di Swisstopo, l’istituto elvetico deputato al controllo e alla rettifica delle piante topografiche che ha cambiato i confini.
Lo ha scoperto a suo spese la guida, nonché gestore del rifugio, Lucio Trucco. Intenzionato ad ampliare l’edificio, aspetta da anni la licenza edilizia. Imbarazzati gli uffici del Comune valdostano di Valtournenche. Vaglielo a spiegare che l’edificio, in precedenza tutto su territorio italiano, è "rivendicato" per almeno due terzi dalla Svizzera.
"Ma noi siamo sempre rimasti qui. Non ci siamo mai mossi", ribatte Trucco, indaffaratissimo con i clienti. E precisa che il rifugio è stato costruito solidissimo sullo sperone roccioso. "Che c’entra il ghiacciaio?". Lo si può capire: se l’edificio passasse alla Confederazione si aprirebbe un contenzioso non solo per la ristrutturazione ma anche per l’esercizio e la gestione. Per non parlare dei prezzi che dovrebbero adeguarsi alle tariffe in franchi di Zermatt.
La questione com’era prevedibile è finita in mano alla commissione italo-svizzera, istituita nel 1942 per occuparsi dei confini dell’arco alpino. E come prevedibile non è stata risolta. Per i tecnici di Swisstopo, che hanno effettuato le misurazioni, basterebbe seguire la direzione dell’acqua. Il confine andrebbe rettificato a tutto vantaggio della Svizzera.
Per la parte italiana, non comunque in grado di modificare i confini, le nuove misurazioni effettuate lo scorso mese di settembre lascerebbero le cose come stanno. Ovvero la piena proprietà del rifugio all’Italia. Confermato da un cavillo presente nell’accordo italo-svizzero, secondo il quale "alterazioni repentine per cause naturali o alterazioni meramente superficiali della linea displuviale e della linea di cresta non comporteranno alcun cambiamento del tracciato di confine, bensì la possibilità di concordare fra i due Stati una soluzione, che potrà giungere anche allo scambio di superfici equivalenti, onde mantenere le precedenti estensioni". Il dilemma, poco ma sicuro, non sarà di facile soluzione.
c.m.
12.09.2020


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