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Viaggio nel Rione Sanità dove in migliaia chiedono aiuti
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Il post-Covid a Napoli
tra i poveri più poveri
ALESSIO PADUANO DA NAPOLI


Gaetano Ippolito, 38 anni e padre single di tre figli (di 5, 7 e 10 anni) vive nel Rione Sanità, uno dei quartieri popolari di Napoli. È uno dei tanti che ha pagato a caro prezzo il lockdown imposto dal governo per ridurre la diffusione del virus. Prima della crisi si arrangiava consegnando pizze e facendo il parcheggiatore abusivo. Con l’arrivo del virus anche quei pochi spiccioli che guadagnava quotidianamente sono venuti a mancare e la situazione è diventata critica. Così ha dovuto affidarsi all’aiuto della chiesa locale e al pacchetto di aiuti economici offerti dal governo. Meglio di niente, ma non abbastanza per garantire una vita dignitosa ai suoi bambini. Come lui tanti altri. Lo racconta Giancamillo Trani, vicedirettore della Caritas diocesana di Napoli, che sostiene di aver contato 28mila poveri in più a partire dal mese di Marzo. Prima Caritas forniva cibo per 80mila persone al giorno, adesso per circa 108mila.
In Italia c’è chi è stato costretto dal lockdown a chiudere la propria attività e non è riuscito più a riaprirla, chi l’ha riaperta ma non riesce più ad ingranare e chi si trova in cassa integrazione. Una situazione drammatica e il rischio depressione che avanza a grandi passi, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene che l’emergenza coronavirus riguardi anche la salute mentale. La situazione è ancora più grave al Sud che da sempre conta un tasso di disoccupazione molto più elevato rispetto al Nord del Paese. A Napoli per esempio, la disoccupazione giovanile arriva a superare il 60%. Questo fenomeno è palese nei quartieri popolari della città, dove il basso livello di scolarizzazione gioca un ruolo fondamentale.
L’impatto finanziario della crisi sanitaria non è solo riscontrabile consultando tabelle e statistiche degli esperti del settore, ma è un fenomeno chiaramente percepibile nella realtà di tutti i giorni. Basti pensare alle file delle mense dei poveri, che durante e dopo il lockdown sono diventate più lunghe del solito. Secondo un rapporto di "Save the Children" 7 famiglie su 10 con bambini hanno sperimentato un drastico calo delle entrate e così attualmente ci sono oltre 700mila bambini che vivono in condizioni di povertà.  Per Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di "Save the Children", l’unica soluzione è agire il prima possibile e fornire sostegno a tutte quelle famiglie le cui condizioni economiche sono peggiorate a causa del coronavirus.
In Italia i più colpiti dall’emergenza economica generata dal coronavirus sono quelli che già prima della pandemia vivevano in una situazione di precarietà o lavoravano in nero. L’emergenza sanitaria ha accentuato ancor di più la loro situazione di disagio socio-economico, contribuendo alla nascita di una nuova categoria i "nuovi poveri" del Covid.
L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) include l’Italia tra i quattro Paesi al mondo più investiti dalla crisi finanziaria innescata dal virus insieme a Spagna, Francia, e Regno Unito. Sono le stime di un rapporto che prende in considerazione il solo impatto economico della pandemia, senza mettere in conto il numero di vittime e di contagi registrati nei singoli Paesi.
Intanto mentre la fine del lockdown potrebbe far pensare al superamento della crisi e ad una lenta ripresa, c’è chi teme un nuovo crollo economico nel mese di settembre che potrebbe coincidere con la chiusura di circa il 40% delle piccole e medie imprese italiane. La paura della povertà e la lotta per la sopravvivenza sono molto forti nelle regioni meridionali d’Italia. In Sicilia, per esempio, ci sono stati vari tentativi di organizzare attacchi di massa a supermercati da parte di cittadini disperati alla ricerca di cibo. Questo sentimento di paura e disperazione secondo Giuseppe Governale, direttore della Dia (Direzione investigativa antimafia) giova molto alla mafia, che trasforma le crisi in opportunità e già sta pianificando come sfruttare questo momento storico.
15.08.2020


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