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L'analisi del direttore di "Caritas Ticino", Fantoni
Davanti a un dramma
e tutto ora peggiorerà
CLEMENTE MAZZETTA


Il volto nuovo della povertà è quello di un taxista senza nessuno da trasportare, di un artigiano senza lavoro, di una estetista con l’affitto da pagare. Di una badante senza più nessuno da curare.
Improvvisamente il Ticino delle auto prese a leasing, delle vacanze a rate, dei consumi sempre più crescenti, si è riscoperto molto più povero. "Abbiamo registrato in questi due mesi un aumento di richieste d’aiuto del 30 per cento - dice Marco Fantoni, direttore di Caritas Ticino -. Ma il coronavirus ha anche evidenziato una solidarietà che è cresciuta in parallelo all’aumento delle esigenze di nuove fasce di popolazione".
Il welfare cattolico sta sopperendo all’intervento pubblico in modo più efficiente, con quel quid in più di solidarietà e meno burocrazia che lo Stato non riesce ad offrire. Come il servizio "un-aiuto-insieme" che ha messo in contatto chi poteva dare una mano (per la spesa, per gli acquisti dei farmaci) con chi ne aveva bisogno.
"Stiamo vivendo una situazione drammatica - spiega Fantoni -. Le prime conseguenze del coronavirus  le abbiamo avute nelle fasce tradizionalmente più fragili della popolazione. Quelle persone che già in precedenza si trovavano in difficoltà: disoccupati, gente in assistenza, con prestazioni complementari, persone che vivevano sul filo del rasoio, contando il centesimo".
Ma sono emerse anche situazioni nuove. Non solo quelli a lavoro ridotto, è stata la volta degli indipendenti, dei piccoli artigiani, degli imprenditori. Di tutti quelli che, fermata l’attività, non hanno più avuto entrate e hanno dovuto prosciugare i pochi risparmi per far fronte alle spese fisse. Quando non sono stati più sufficienti, hanno chiesto aiuto e si sono rivolti anche alla Caritas. "Si tratta di persone che in condizioni normali ce l’avrebbero fatta da soli, ma in questa nuova situazione di blocco produttivo non ce l’hanno fatta - aggiunge Fantoni -. Ed è una situazione purtroppo destinata a peggiorare. Nel complesso abbiamo dato una mano a oltre duecento persone, devolvendo 40mila franchi in spese di prima necessità: come affitti, premi di cassa malati, ma anche generi alimentari".
c.m.
23.05.2020


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