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Il portavoce delle vittime del "caso Hogel", 97 morti
"Anche nelle cliniche
è presente l'omertà"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Christian Marbach, portavoce e parente di una delle vittime di Niels Högel, condannato per l’omicidio di 97 persone, spiega il caso che ha scioccato la Germania.    
Chi è Niels Högel?
"Un infermiere processato per la morte di 100 persone, ma sospettato di averne uccise sino a 300. Nel processo non si sono considerate le altre vittime i cui corpi sono stati cremati. Högel è il più grande serial killer mondiale".
Fra le vittime anche suo nonno…
"Mio nonno è stato ucciso da Högel nel 2003. È stato ricoverato nella clinica di Delmenhorst che aveva 78 anni".
Come è deceduto?
"Due settimane dopo l’operazione, riuscita bene, ha subìto all’improvviso un infarto. È morto in rianimazione: sia l’arresto cardiaco che la rianimazione e il decesso si devono a Niels Högel".
Uccideva "per il gusto di uccidere", si è detto nel processo…
"Sì, un killer spietato perché ha ucciso in ospedale. Dove Högel ha tolto la vita a uomini e donne, giovani e anziani, distruggendo anche le famiglie delle vittime".
Cosa significa questo orrore per i familiari delle vittime?
"Perdere un parente in ospedale, dove ti aspetti delle cure, è già un trauma. Ma la cosa peggiore è un’altra".
Quale?
"Nelle due cliniche sia medici che direttori e infermieri sapevano dei troppi casi di decessi in rianimazione. Ma non hanno fatto nulla per fermare o denunciare Högel".
Come può accadere tutto ciò in Germania?
"Come per i casi di pedofilia nella chiesa, anche negli ospedali c’è omertà se è in gioco il prestigio della clinica. Högel poi si atteggiava a medico, quasi più esperto dei giovani medici".
Che tipo era?
"Intelligente, curato, divertente, con tanti amici. Il male non si presenta mai col volto maligno che ci immaginiamo".
Lo ha mai contattato?
"Sì, gli ho scritto delle lettere a cui lui ha risposto. E dalle sue risposte è risultato che è non solo un assassino, ma anche il migliore testimone contro la direzione delle due cliniche".
È soddisfatto del processo, la giustizia tedesca ha funzionato?
"No, la giustizia è stata troppo lenta ad elaborare questi delitti. Forse i magistrati di Oldenburg non volevano incolpare un servizio pubblico, le cliniche, i dottori. L’ultimo processo ha avuto luogo grazie all’iniziativa di noi parenti delle vittime, dei media e politici".  
I parenti delle vittime hanno ritrovato una certa pace?
"Sono riuscito a perdonare l’assassino di mio nonno. Dopo il processo mi sono liberato per così dire di lui. Ora lui non avrà più una vita, e anche un killer come lui è vittima dei suoi stessi impulsi".
17.11.2019


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