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Perchè il continuo ricorso alle urne non funziona
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Bipartitismo in stallo
da Madrid a Londra
LORETTA NAPOLEONI


Le quarte elezioni in Spagna in quattro anni confermano la situazione di stallo in cui si trova il bipartitismo spagnolo, una realtà quella dell’alternanza di governo di due partiti che appartiene al passato, ad un’era che non esiste più e che difficilmente si potrà ripetere. La Spagna è ormai come l’Italia ma senza gli italiani, ha detto Felipe Gonzales, ex capo del Psoe, il partito socialista spagnolo. Il significato di questa frase è chiaro: il sistema democratico ha prodotto negli ultimi anni una frammentazione dell’elettorato grazie all’ingresso in parlamento di nuovi partiti, Podemos, Ciudadanos e Vox, che ha conquistato ben 52 seggi nelle ultime elezioni diventando il terzo più grande partito spagnolo. A questo punto l’unica soluzione è un governo di coalizione, ed infatti il Psoe ha siglato l’accordo con Podemos. Tornare alle urne per la quarta volta nella speranza che l’elettorato abbandonasse i partiti di minoranza non ha funzionato.
Nel Regno Unito la situazione non è molto differente. Si torna alle urne dopo appena due anni, sono le seconde elezioni dal fatidico giugno del 2016, data del referendum sulla Brexit, e le terze dal 2015. Il partito conservatore ha vinto le prime due ma non ha ottenuto una maggioranza sufficiente a governare da solo, esattamente come il Psoe spagnolo. L’esperienza di Theresa May, l’ex primo ministro, entrata in coalizione con i conservatori dell’Irlanda del Nord non ha funzionato ed adesso Boris Jhonson ha chiesto nuove elezioni sicuro che questa volta avrà la maggioranza per governare. Sanchez, primo ministro spagnolo, la pensava allo stesso modo fino a pochi giorni fa.
Per le nazioni che hanno goduto del bipolarismo la transizione verso governi di coalizione è particolarmente difficile. Coalizione è sinonimo di compromesso e questo diventa impossibile quando in gioco ci sono polarizzazioni legate a rivendicazioni territoriali o movimenti secessionisti. È il caso sia della Spagna che del Regno Unito dove uno dei due fronti politici si è indebolito a causa dell’avanzata di partiti che hanno posto al centro della loro campagna il tema dell’indipendenza. E vediamo come si sono svolte queste dinamiche.
Tradizionalmente in Spagna il Psoe ha sempre contato sull’appoggio del fronte per l’indipendenza della Catalogna, ma da un paio d’anni a questa parte l’atteggiamento ostile del governo verso il movimento indipendentista ha eroso la fiducia dei catalani nei confronti dei socialisti. Discorso analogo si può fare per il Regno Unito, dove il partito laburista ha goduto delle simpatie degli scozzesi indipendentisti, o quanto meno di coloro che sono critici delle politiche "inglesi" dei conservatori, ma l’ascesa del partito indipendentista, Scottish National Party, che ha puntato tutto sull’indipendenza da Londra, ha notevolmente ridotto il supporto elettorale scozzese per i laburisti, che non vedono di buon occhio la rottura dell’Unione britannica.
Anche a destra l’ascesa di partiti "estremisti", come Vox in Spagna e Ukip nel Regno Unito, hanno rubato voti ai partiti conservatori storici.
Di fronte a questi scenari non è stato facile per gli spagnoli imbastire governi di coalizione e non sarà semplice mantenerli in vita per tutta la legislatura.
In fondo è proprio quello che è successo in Italia dagli anni cinquanta in poi!
17.11.2019


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