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Da Campione a la Vallée due casinò e un destino diverso
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Nella roulette dei debiti
ha vinto Saint Vincent
MAURO SPIGNESI


Si trovano a una distanza di 213 chilometri. Eppure i casinò di Campione e quello di Saint Vincent hanno molti punti in comune. Sono entrambi gestiti dalla mano pubblica, quello de la Vallée ha una società composta dalla Regione Valle d’Aosta (99,9% di azioni) e dal Comune di Saint Vincent (0,1%), mentre quello di Campione è di un "socio unico", il Comune. Entrambi negli anni hanno accumulato, attraverso gestioni quantomeno azzardate ancora sotto la lente della Procura, milioni di debiti. Per entrambi la magistratura, dopo gli accertamenti della Guardia di finanza e per la grave situazione debitoria, ha indagato diversi amministratori e chiesto il fallimento. Richiesta accolta per Campione nel luglio dell’anno scorso, poi in parte "congelata" dentro un groviglio giudiziario sempre più complicato. Saint Vincent, invece, al secondo tentativo ha ottenuto il concordato preventivo che ha disinnescato di fatto il fallimento.
Se Campione piange, Saint Vincent almeno sorride anche se ha davanti un futuro di lacrime e sangue, che ha già portato al taglio dei salari e di 135 dipendenti. Perché se Campione ha accumulato complessivamente oltre 130 milioni di debiti e ancora non sa quando, come e se potrà mai riaprire, la casa da gioco della valle d’Aosta deve far fronte a 50 milioni di debiti. Soldi che tuttavia, grazie al concordato, potrà restituire ora nel corso degli anni con agevolazioni e importanti "sconti" (sino al 40%), potendo contare pure su una serie di paracaduti giuridici.
Due casinò dunque, due "buchi" milionari, due indagini della magistratura. E due destini diversi. C’è da dire che quando i primi segnali d’allarme suonarono a Saint Vincent si cominciò a pensare alle diverse alternative. Sino a quando l’allora assessore Stefano Aggravi non decise di imboccare appunto la strada del concordato che alla fine, per ora, si è rivelata vincente. Perlomeno la sala da gioco non è stata chiusa, come accaduto a Campione, e potrà continuare l’attività e far fronte ai debiti. La differenza nella gestione delle due crisi è stata dunque nella visione d’insieme, nel calcolo dei rischi e nella volontà politica. In valle d’Aosta è stato fatto un lavoro sui creditori, che come a Campione sono oltre 200, poi la politica, almeno una parte, ha fatto quadrato attorno alla casa da gioco. Cosa che non è successa a Campione che nel pieno della crisi si è trovata isolata (nonostante negli anni abbia dato soldi allo Stato e alle province di Lecco, Como e Varese), con un sindaco contestato e tanti problemi irrisolti. Una pesante ipoteca per il palazzo da 55mila metri, costato 120 milioni. Una struttura, la più grande d’Europa, costretta a girare sempre al massimo per pagare i costi di gestione. Oltre che onorare i trasferimenti al socio unico, il Comune, che dalla sala da gioco, come dice la legge e vista la sua conformazione geografica, doveva ricevere ogni anno una cifra capace di riempire il bilancio.
m.sp.
17.11.2019


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