Da Bala i ratt alla mela bacata, iconografia del populismo
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Intolleranti e xenofobi,
9 anni di manifesti Udc
LIBERO D'AGOSTINO


Dalla mela di Guglielmo Tell alla mela bacata dell’Udc. L’iconografia patriottica vira bruscamente dalle tonalità eroiche al putridume dai parassiti. Che siano vermi o solo bruchi, come ha cercato di minimizzare il consigliere nazionale Marco Chiesa, il risultato non cambia. Con i manifesti democentristi per le elezioni di ottobre si scrive solo un altro torvo capitolo di una storia iniziata in Ticino nove anni fa con "Bala i ratt". Sempre intrisa nei veleni della xenofobia e dell’intolleranza, del razzismo e della demonizzazione degli avversari politici. È quel volto bieco della politica che ha tracimato a lungo anche dai virulenti fotomontaggi del settimanale leghista "il Mattino" e che, a sinistra, ha trovato uno squallido equivalente nella prima stagione del periodico "satirico" il Diavolo.
Ottobre 2010, l’allora presidente udc Pierre Rusconi a pochi mesi dalle elezioni cantonali lancia la campagna "Bala i ratt". Tre topi che divorano il formaggio svizzero: Fabrizio, piastrellista di Verbania, che ruba il lavoro ai ticinesi, Bogdan, ladro rumeno che ruba invece nelle case, e Giulio, il ministro italiano Tremonti, che con i suoi scudi fiscali aveva scardinato la piazza finanziaria. Un manifesto che, probabilmente all’insaputa dei suoi ideatori, riecheggiava un’illustrazione di un secolo prima sulla rivista americana "Judge": Zio Sam che guarda impotente lo sbarco di migliaia di topi di fogna da una nave arrivata dall’Europa.
Le fameliche pantegane intente a rosicchiare il borsellino dei cittadini erano già comparse nel 2004, sui manifesti contro l’aumento dell’Iva per finanziare l’Avs, e per i democentristi  "Bala i ratt" si rivelerà un filone di successo. Si svilupperà, difatti, nella serie dei topastri  frontalieri che mostrano il sedere per beffarsi dei ticinesi o che, dopo il formaggio, si sbafano anche l’uva nostrana: "Sem a la fruta",  del "Salva Berni", l’orso simbolo del Paese, che i tre ratti vogliono grigliare a fuoco vivo e, infine, con  i roditori nei panni del gessatore e dell’idraulico stranieri per l’iniziativa del 2014 contro l’immigrazione di massa. Che si tratti di infidi topi o di viscidi vermi, "sinistroidi ed europeisti", che guastano la mela svizzera, il messaggio è chiaro: derattizzazione e antiparassitari per tenere pulito e sano il Paese. Un codice di comunicazione non dissimile da quello che in tempi non lontani ha istigato tragiche pulizie.
Nella galleria zoomorfica dell’Udc compaiono altri animali a raffigurare la minaccia  dell’invasione straniera: ci sono i corvi che dilaniano la Confederazione per la campagna del 2009 contro il rinnovo dell’accordo sulla libera circolazione delle persone e le pecore bianche che scacciano dal suolo patrio la pecora nera nel manifesto dell’iniziativa del 2007 per l’espulsione dei criminali stranieri.  Soggetto che sarà riproposto in più occasioni. Un’immagine che aveva  sollevato persino un duro monito dell’Onu e indignato Micheline Calmy Rey all’epoca presidente della Confederazione: "Bisogna avere il coraggio di protestare contro queste campagne razziste. Attizzano l’odio".
L’impronta xenofoba per rappresentare visivamente la linea dura contro gli stranieri e tenere accesa la fiamma di un nazionalismo che ha per bersaglio fisso immigrati, frontalieri, musulmani e asilanti. Ecco, nel 2002, il "finto rifugiato" ritratto come un gangster per lo "Stop agli abusi in materia d’asilo"; nel 2009 la sagoma minacciosa di un burqa, per vietare la costruzione di minareti; gli stivaloni che schiacciano la nazione per lo "stop all’immigrazione di massa" del 2014 e ancora la spettrale musulmana catafratta nel velo nero per l’iniziativa contro la naturalizzazione agevolata del 2017. Immagini forti per riempire la pancia del popolo sovrano.
ldagostino@caffe.ch
25.08.2019


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