Esperti di comunicazione svizzeri sulla campagna Udc
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"I manifesti coi vermi
hanno fatto cilecca"
ANDREA STERN


"La mia impressione è che a furia di tirare la corda, questa volta si sia spezzata". Franz Saladin, titolare di un’agenzia di comunicazione ed ex direttore della Camera di commercio basilese, non usa tanti giri di parole. A suo modo di vedere l’ultima campagna dell’Unione democratica di centro (Udc) ha fatto cilecca. In termini di possibili voti, non di comunicazione. Perché nei fatti tutti ne parlano. E vanno a ruota del partito democentrista. Anche se "negli ultimi anni l’Udc ha provocato ogni volta un po’ di più - sostiene Saladin -. Ora però è andata troppo lontano". E aggiunge: "Non è con queste campagne choc che riusciranno a conquistare gli elettori moderati - precisa -. I loro elettori li voteranno comunque, indipendentemente dal tipo di manifesti".
Intanto, tutti ne parlano. Tutti commentano. A beneficio del partito di Blocher. Che ha lanciato la propria campagna elettorale in vista delle elezioni di ottobre. E delle votazioni popolari sull’Europa. "Di sicuro ne beneficiano a livello di attenzione, perché i media ne discutono - dice Saladin -. Ma non penso che ne beneficeranno in termini di voti". Di sicuro, secondo l’esperto, è stato superato il limite. Anche perché raffigurare gli avversari politici come dei vermi...
"A livello di comunicazione è una campagna che funziona - sostiene dal canto suo Philippe Crausaz, fondatore e presidente dell’omonima agenzia del gruppo furrerhugi -, perché attira l’attenzione, in primo luogo dei media. Però bisogna anche avere un messaggio da comunicare. E qui il messaggio mi sembra molto difficile da capire, l’interpretazione non è per nulla immediata".
I vermi, cioè i partiti "avversari" all’Udc, dovrebbero, secondo gli ideatori della campagna, morsicare i valori svizzeri, minacciare la sovranità della Confederazione. Il richiamo è forse anche alla mela centrata con una balestra da Guglielmo Tell, il mito svizzero che, secondo la leggenda, si sarebbe ribellato al dominio degli austro-ungarici, colpendo il frutto posto sul capo del proprio figlio. "Non mi sono mai piaciute le campagne dell’Udc - dice Crausaz -, ma questa si spinge decisamente troppo oltre. Vedo che le reazioni sono ancora più negative del solito. Perché per molta gente va bene se si attacca un capro espiatorio, come possono essere gli stranieri, ma va molto meno bene se si attaccano i partiti e quindi le istituzioni svizzere".
Un nemico da inviduare. Sempre e comunque. Sembra essere questa la strategia comunicativa democentrista. Stranieri, frontalieri: l’importante è trovare qualcuno con cui prendersela. Questa volta, secondo Crausaz, la campagna ha fatto però un buco nell’acqua. "Se uno guarda il manifesto non vede una Svizzera attaccata dai partiti. Vede solo una mela mangiata dai vermi - sottolinea l’esperto -. Inoltre, detto molto francamene, il paragone è davvero mal riuscito. Perché senza vermi non ci sarebbe l’agricoltura e quindi non ci sarebbe neanche la Svizzera".
an.b./a.s.
25.08.2019


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