La "riscossa" di Paolo Clemente Wicht dopo il carcere
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L'ex presidente Udc
denuncia l'ex moglie
REDAZIONE CAFFÈ


Come una palla di vetro capovolta. D’un tratto il panorama si imbianca di neve. Poi la rigiri e tutto sembra tornare come prima. Questa è la storia di Paolo Clemente Wicht, un luganese, un giurista, un 53enne. Un fiduciario. Ma soprattutto - cioè a dire è questa essenzialmente la ragione per cui la stampa se ne è occupata e se ne occupa - ex presidente dell’Unione democratica di centro (Udc). Lo è stato tra il 2003 e il 2007.
Era finito in carcere lo scorso anno. Esattamente un anno fa. Era il 22 agosto. Accuse pesanti. Appropriazione indebita, truffa, amministrazione infedele, omissione della contabilità. C’erano di mezzo, così trapelò allora, sette, otto milioni di franchi. E a denunciarlo, ecco anche perché la cosa fece scalpore, fu l’ex moglie. S’erano separati due anni prima, una procedura di divorzio complicata e litigiosa.

La storia si ribalta
Ora la storia si ribalta. Come una palla di vetro suovenir. Gli interrogativi che sembravano avvolgerla trovano risposte e le trovano questa settimana in una dozzina di pagine di denuncia penale che Paolo Clemente Wicht ha spedito in procura. Ha rovesciato la palla di vetro e, dopo una ricerca fra le pieghe della memoria del suo cellulare - sì, del cellulare - ha ricostruito fatti e misfatti e ha denunciato l’ex moglie. La accusa di "denuncia mendace". Vale a dire: tutto ciò che ha dichiarato la donna, una dottoressa di 57 anni sposata nel 2008, sarebbe falso. Costruito col cemento della menzogna.
Ma non è tutto. C’è di più e di più clamoroso. Perché sotto inchiesta penale - come in una dissolvenza cinematografica, dopo che Wicht è uscito dal carcere - lo scorso marzo è finito un ispettore di polizia. Uomo chiave nelle indagini affidate al procuratore Andrea Minesso. "Il poliziotto è, di fatto, stato rimosso dall’incarico e il procuratore generale, Andrea Pagani, lo scorso marzo ha aperto un’inchiesta", svela ora Wicht. Violazione del segreto d’ufficio. Come sia finita non si sa. Pagani al Caffè si limita a dire che... "attualmente non ci sono poliziotti sotto inchiesta".

Denaro e amore
Una storia di soldi. Una storia d’amore. Una storia di tradimenti. Una storia rovesciata una prima volta come una palla di vetro e che dal 22 agosto di un anno fa ha tenuto in carcere Paolo Clemente Wicht per 99 giorni.
Una storia che uno dei due protagonisti sta di nuovo rovesciando. Per chiarire. Per ritrovare grazie alla memoria del suo cellulare una verità sconosciuta sino ad ora.
Ma fermiamoci qua. Per ora. Come accade nei romanzi prima di entrare nel cuore della vicenda, si presentano i personaggi.
Di lui sappiamo molto. Giurista, uomo d’affari. Ex politico, in prima linea dal 1998. In Gran consiglio dal 2007 al 2008. In parlamento si è interessato, stranezze e coincidenze della vita, anche di diritti negati in carcere.
Se di lui si sa molto, di lei si conosce poco. Incontrata nel 2006. Sposata nel 2008. Dermatologa, appassionata e impegnata nel mondo dell’estetica, del benessere... Anni fa per diverso tempo conobbe il piacere della notorietà, grazie ad un prodotto cosmetico che commercializzava con il marito.
Da subito lei - con la figlia avuta da una precedente relazione - va ad abitare dal nuovo compagno a Curio. Una grande proprietà. Due case collegate. Mille e duecento metri quadrati abitabili. Un valore di quasi otto milioni e mezzo su cui però grava un’ipoteca di poco meno di due milioni.
In dote, per usare un vecchio termine, lei porta alcuni milioni. Poco più di quattro, ma parte di questi sarebbero stati dichiarati solo nel 2016.

Gli investimenti
Una storia d’amore, di lavoro e di benessere economico. Perché i due coniugi, così racconta Paolo Clemente Wicht nella denuncia presentata in procura, da subito "hanno strutturato il proprio patrimonio e i propri investimenti con l’obiettivo di accrescere lo stesso". In che modo? In particolare, spiega Wicht nella denuncia, con diversi investimenti immobiliari. Dove? A Curio con gli ampliamenti della casa di famiglia. A Lugano con l’acquisto, la ristrutturazione e la vendita di Palazzo Centesimus Annus (9 milioni e sette). Ad Ascona con l’acquisto e la ristrutturazione di Borghetto San Francesco, due immobili con tre unità abitative, il cui valore oggi è di circa 3 milioni e mezzo.
Questa è la storia. Una storia forse come tante. Di amori foderati di milioni. Come quelli sulle copertine patinate. Amori però che nel giro di pochi mesi soffocano nella stessa ricchezza in cui sono cresciuti.
L’affievolirsi della passione è l’humus in cui matura il distacco. Il tradimento è la scintilla. Così almeno pensa lui. Fatto è che, almeno stando alla memoria recuperata dal suo cellulare, Paolo Clemente Wicht ora è fermamente convinto di poter dimostrare d’essere stato vittima dei raggiri di lei. Finito in carcere senza nemmeno avere più il denaro per pagare un avvocato di fiducia. Poi finalmente trovato. Elio Brunetti. Il suo legale è riuscito a interrompere dopo 99 giorni la carcerazione preventiva e a togliere l’inchiesta dalle mani di uno... strano ispettore e addirittura a farlo finire sotto inchiesta penale.

Affari di famiglia
Ritorniamo alla storia di oggi.
Wicht ha denunciato la sua ex moglie riuscendo a dimostrare - almeno così pare leggendo lo scritto depositato in procura questa settimana - che la donna, da sempre, è stata pienamente al corrente, totalmente consapevole e partecipe alle operazioni finanziarie e immobiliari portate avanti dal marito. E già! Questa è la tesi di Wicht, a suo dire supportata dagli indizi e dalle prove citate nelle carte consegnate in procura.
A questo punto della storia e della denuncia dell’ex presidente udc, si incrociano documenti bancari e sms. Messaggini atti a provare la consapevolezza e la partecipazione della donna agli affari di famiglia.
Un esempio? Era il 18 marzo 2015. A Paolo che le scriveva… "che stress! La mia banca mi fa problemi", la donna rispondeva: "Ci siamo dentro insieme e ne usciremo insieme". Un sms che sembra dirla lunga.
I messaggini si moltiplicano, sono centinaia. Di lui a lei, di lei a lui. Molte delle operazioni fatte per ottenere liquidità per quegli investimenti immobiliari sono "registrati" negli sms recuperati dalla memoria del cellulare. Secondo la denuncia presentata da Wicht contro l’ex moglie, è certamente vero che lui si occupava degli aspetti finanziari delle operazioni immobiliari, ma è altrettanto vero che ogni operazione era discussa e decisa di comune accordo.

La seconda denuncia
La vicenda si attorciglia col passare del tempo. Nel 2013 entra in scena un cliente di Wicht. Investe 500mila franchi per l’operazione di Ascona. Ma resta a mani vuote (e lo è tutt’ora) perchè la donna, così sostiene l’ex politico, afferma di non sapere nulla degli accordi presi dal marito con l’investitore e quel denaro non è quindi stato utilizzato per lo scopo originario. Il cantiere di Ascona. E allora parte una seconda denuncia contro Wicht, questa volta dal cliente che aveva anticipato mezzo milione.
È una storia... forse solo apparentemente complessa quella che vede sotto i riflettori l’ex presidente dell’Udc. Solo apparentemente, anche perché in questo articolo si è evitato di accennare ai due ex avvocati luganesi di Wicht finiti in carcere la scorsa estate. Riciclaggio, favoreggiamento, falsità in documenti, coazione. È sì, se volessimo qui e subito entrare in quest’altra vicenda la storia di complicherebbe davvero. Per questo ne parleremo successivamente.
Capito, dunque, perché questa potrebbe essere la storia di un mistero dimenticato? Una palla rovesciata. Souvenir. Il ricordo di un ex presidente di partito finito in carcere. Una storia poi dimenticata. Ma che ritorna.
La denuncia alla denunciante e, cosa di per sè clamorosa, la rimozione dall’inchiesta Wicht di un ispettore di polizia. Un ispettore finito sotto inchiesta per violazione del segreto d’ufficio. "E come si siano concluse le indagini vorrei proprio saperlo", dice Wicht.

Come un romanzo
A questo punto l’intreccio a sbrogliarlo e a raccontarlo tutto sarebbe da romanzo d’appendice.
Lui, l’ispettore principale della brigata finanziaria, da tempo conosceva l’ex moglie di Wicht tramite un amico comune. Lui, ispettore sì umanamente vicino alla donna ma, racconta ora Wicht, "duro e spietato con me nel corso delle indagini". E soprattutto mosso, sempre secondo la versione dell’ex politico, dal desiderio ("agiva evidentemente per conto della mia ex moglie) di allontanare da Wicht anche la nuova (e attuale) compagna.
Un intrigo! È per questa ragione che l’ispettore di polizia è stato sospettato di aver infranto il segreto d’ufficio. Come? Paradossalmente rivelando fatti coperti dal segreto... alla nuova compagna di Wicht che ha subito segnalato la cosa. Incredibile!
È una brutta storia davvero. Una palla di vetro rovesciata e nuovamente rovesciata. Perché, dice l’ex politico, è venuto il tempo del riscatto.
r.c.
25.08.2019


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