I produttori bocciano l'idea di una "borsa" della cannabis
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"Rischiosi i BitCoin
per pagare la canapa"
CLEMENTE MAZZETTA


La canapa? Si paga anche con le crypromonete. Nel mondo ai più incomprensibile dei BitCoin, la moneta digitale, anche il mercato della "cannabis" ha saputo ritagliarsi un suo spazio. Si sta infatti assistendo ad una vera propria frenesia negli investimenti del settore della crypto-cannabis. Un’idea che Sergio Regazzoni, fra i promotori di "Ticino Cannabis", non snobba. "Può essere utile per le transazioni - dice - ma attenti, non è questione di far la spesa cash o in BitCoin. Questi sono solo un mezzo di pagamento, l’importante è che il prodotto rispetti tutti i canoni". Ovvero sia a norma di legge, con tenore di Thc inferiore all’1%".
I BitCoin al momento non sembrano essere utilizzati in Ticino, dove i produttori scontano invece una certa "resistenza" e complicazioni burocratica, nell’organizzare le loro produzioni. "Abbiamo un numero maggiore di coltivatori di cannabis in Svizzera romanda e in Svizzera tedesca. In Ticino i nostri associati devono affrontare una serie di problemi burocratici non indifferenti per poter avviare le produzioni", spiega Marco Khun, segretario di "IG Canapa Svizzera", associazione che raggruppa una settantina di produttori. Khun, che è stato il promotore di Canatrade, la fiera della canapa svizzera che quest’anno si è tenuta a Zurigo, è a conoscenza della possibilità di pagare il prodotto con i BitCoin, mezzo alternativo alle transazioni bancarie tradizionali. "Non saprei dire però  aggiunge Khun -se le criptomonete sono davvero utilizzati nel pagamento fra i nostri associati. Potrebbero esserlo in futuro".
Attualmente non c’è che l’imbarazzo della scelta per le monete "digitali". Si va da CannabisCoin a CannaCoin, a MarijuanaCoin, a DopeCoin a PotCoic, a SativaCoin. A queste si aggiungerà quella di un miliardario greco, Alkiviades David, proprietario degli impianti di imbottigliamento della Coca-Cola Hellenic in 28 paesi e produttore cinematografico, che ha annunciato di voler istituire un "Swiss Bank of Cannabis" con sede a Gstaad per gestire una nuova criptovaluta legata alla cannabis. Nome in codice:"Swx Coins".
Scettico sull’uso di "denaro" alternativo per pagare la cannabis è invece Michele Fiscalini, che ha ideato il TicinoCoin, la criptovaluta ticinese. "Difficile capire se l’idea riuscirà. Ma non mi stupisce. Dal 2014 sono moltissime le criptovalute che sono strettamente legate alla canapa e che vengono utilizzate per ovviare ai pagamenti tradizionali. Un vero e proprio boom che ha registrato però anche numerosi fallimenti". Tanto che Fiscalini mette in guardia da certe iniziative: "Molti mettono in correlazione i BitCoin con i pagamenti in nero, le truffe, i raggiri, le operazioni al limite del legale - dice - ma statisticamente solo l’1% delle monete digitali è utilizzato per transazioni illecite. Il mezzo più usato per i pagamenti in nero resta sempre il cash".
Dettaglio importante: a metà maggio il magnate greco, che vuole stabilire il prezzo di transazione digitale della cannabis, è stato arrestato in una piccola isola dei Caraibi con ingenti quantità di canapa. È stato rilasciato su cauzione. Il marchio Swiss è stato utilizzato per dare credibilità all’operazione. Al momento del lancio Alkiviades David ha infatti specificato: "Abbiamo usato il know-how finanziario svizzero per creare il prima banca e criptovaluta collegata all’industria legale della cannabis. Lo Swissx Global Exchange sarà una risorsa autorevole per l’intero settore".
25.08.2019


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