L'incredibile difesa della coppia del Bellinzonese
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'Vita sessuale noiosa...'
e abusano dei due figli
ANDREA STERN


All’inizio ha negato categoricamente. "Sono estremamente stupito - è il senso di quanto ha detto agli inquirenti -. Non mi aspettavo che mia figlia potesse lanciare un’accusa del genere". Poi ha cercato di scaricare le responsabilità sulla vittima. "Sono situazioni dovute alla malizia e alle provocazioni di quella bugiarda di mia figlia". Infine, davanti all’evidenza, è crollato. Davanti a quelle foto e a quei video ritrovati nel computer sequestrato nella sua macelleria, l’uomo non ha più potuto nascondersi. "Dopo tanti anni di matrimonio - ha cercato di giustificarsi - il sesso con mia moglie era diventato noioso. Avevamo voglia di provare qualcosa di nuovo e così abbiamo deciso di coinvolgere i nostri figli".
Due personalità agghiaccianti trapelano dall’inchiesta che ha portato all’arresto nell’aprile 2016 di una coppia di italiani residenti nel Bellinzonese. Marito e moglie, accusati di aver abusato sessualmente dei propri figli per oltre dieci anni. Due persone, chissà, forse non particolarmente dotate di raziocinio, ma consapevoli di ciò che stavano facendo. Tanto che la perizia psichiatrica non ha ravvisato alcuna scemata responsabilità. Invece di proteggere i propri figli, li utilizzavano come oggetti sessuali. Centinaia di volte. Anche davanti alla macchina fotografica o alla cinepresa. Come se fosse tutto normale.
L’incubo iniziò nel 2005, quando la famiglia viveva ancora a Varese. La figlia aveva solo sei anni e suo fratello era poco più grande. Un giorno, in casa, i due bambini scoprirono cosa significa essere prede sessuali. Non opposero resistenza. Non poterono opporre resistenza. Soffrivano in silenzio. Prima in Italia, poi nella casa nel Bellinzonese dove la famiglia andò a vivere nel 2010, forse per cercare maggiore discrezione. Lì, ai margini del bosco, lontano da occhi indiscreti, i due genitori intensificarono gli abusi sui bambini, in particolare sulla figlia, sempre al centro delle loro fantasie malate. E fu proprio lei, la figlia, giunta alla soglia della maggiore età, a trovare il coraggio di confidarsi con un adulto che le era parso una persona di fiducia. Accadde in un foyer per giovani del Sottoceneri dove l’adolescente aveva trovato ospitalità. Subito il responsabile della struttura informò la polizia. E poco dopo scattarono le manette ai polsi dei genitori incestuosi.
Il resto è noto. Dopo tre lunghi anni di indagini, dopo aver dovuto setacciare un archivio contenente immagini delle più disparate pratiche sessuali, tutte svolte all’interno della sfera familiare, la procuratrice pubblica Marisa Alfier ha rinviato a giudizio i due genitori. I due mostri. Il padre innanzitutto. Ma anche la madre. Anche lei, davanti agli inquirenti, ha inizialmente cercato di addossare le colpe alla figlia. Anche lei ha ceduto solo quando le sono state messe di fronte le prove inequivocabili dei soprusi commessi tra le mura di casa.
Il processo si terrà in  autunno. I due imputati, difesi dagli avvocati Maurizio Pagliuca e Sandra Xavier, dovranno rispondere di una lunga serie di reati legati alla sfera sessuale. Rischiano pene tra i 5 e i 15 anni di reclusione. Ma prima o poi usciranno dal carcere. Al contrario dei figli che forse riusciranno a vivere una vita almeno apparentemente normale, come spiega il professore Claude Jaffé (vedi sotto), ma che non dimenticheranno mai quel trauma inflitto loro da chi doveva difenderli.
a.s.
25.08.2019


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