Le proteste continuano e Pechino perde la pazienza
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Le due ipotesi d'uscita
per gli studenti cinesi
R.C.


A Hong Kong non si intravede nulla di buono. La protesta rischia di finire male per chi l’ha iniziata e continua a portarla avanti a dispetto della violenta risposta della polizia. L’unica domanda è: per quanto tempo ancora i manifestanti riusciranno a resistere? Pechino sembra aver ormai quasi esaurito la pazienza.
Ieri, per l’undicesimo fine settimana consecutivo, decine di migliaia di giovani sono tornati a manifestare a favore della democrazia e contro il passaggio dell’ex colonia britannica sotto il controllo del governo centrale cinese. A sostegno dei manifestanti hanno marciato anche migliaia di professori. Vestiti di nero, hanno annodato dei nastri bianchi alle inferriate di metallo che circondano la residenza della governatrice Carrie Lam, vicina al regime di Pechino.
I professori, come i giovani e la grande maggioranza della popolazione di Hong Kong, hanno chiesto che sia posta fine alla repressione poliziesca e che sia annullato l’emendamento che consentirebbe l’estradizione in Cina degli abitanti di Hong Kong accusati di reati gravi. Un emendamento che si teme possa essere usato per colpire gli oppositori politici e che è sintomatico della volontà di Pechino di anticipare il passaggio sotto il proprio totale controllo dell’ex colonia, previsto nel 2047 come da convenzione siglata con la Gran Bretagna. Ma la Cina ha fretta, ha grandi progetti per la regione di Hong Kong e non vuole aspettare tanto.
A mettersi di traverso sono però gli abitanti di Hong Kong, che godono di un sistema molto più liberale di quello cinese e non hanno alcuna intenzione di rinunciarvi. La brutale repressione delle proteste messa in atto dalla polizia non sta facendo altro che rafforzare la loro opposizione al regime di Pechino, visto come un’entità dura e autoritaria.
Sempre i 17 agosto, va detto, c’è stata per la prima volta anche una manifestazione pro-Cina, cui hanno partecipato alcune centinaia di persone. Ma è indubbio che la stragrande maggioranza della popolazione dell’ex colonia britannica ha paura di Pechino. Come uscire da questa impasse? I possibili scenari sono due. Entrambi a discrezione del governo cinese, visto che difficilmente i giovani di Hong Kong si ritireranno senza aver ottenuto nulla in cambio e che un intervento internazionale è inimmaginabile. La prima possibilità è che Pechino ceda alle proteste, rinunciando di introdurre il contestato emendamento, aprendo un’inchiesta indipendente sulle violenze commesse dalla polizia e sostituendo l’attuale governatrice Carrie Lam, screditata. Per la Cina sarebbe una sconfitta, almeno momentanea, che però potrebbe consentire di preparare il terreno per una futura vittoria.
La seconda possibilità è invece quella di un intervento armato. Negli scorsi giorni l’esercito cinese avrebbe già schierato dei rinforzi nella città di Shenzen, a trenta chilometri di Hong Kong. La repressione militare non è un’ipotesi da escludere. Ma ne uscirebbero sconfitti tutti, compresa la Cina, che rischia di sfasciare una città, Hong Kong, la cui economia è fondamentale per l’intero Paese.
18.08.2019


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