Salgono i casi di corruzione e si chiedono regole più dure
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"Leggi inadeguate
contro il riciclaggio"
FEDERICO FRANCHINI


Il prossimo 21 agosto, al Tribunale penale federale (Tpf) comparirà un ex banchiere della Morgan Stanley: è accusato di avere riciclato a Zurigo le mazzette dell’ex ministro greco Akis Tsochatzopoulos. Dalla lettura dell’atto d’accusa emerge come l’uomo avrebbe aiutato l’ex politico a riciclare circa 22 milioni di franchi. Denaro che Tsochatzopoulos ricevette in cambio di comande militari. L’ex banchiere avrebbe agito sebbene avrebbe dovuto sapere che si trattava di denaro relativo ad atti di corruzione. Nel 2012, il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) aveva affermato come questa vicenda "ha permesso di rilevare che la piazza finanziaria elvetica, con la sua vasta offerta di società offshore gestite in Svizzera, può essere utilizzata anche per transazioni finalizzate all’aggiudicazione corruttiva di appalti milionari in Stati Terzi".
Da allora di acqua sporca sotto i ponti della corruzione ne è passata tanta. Come da un fiume in piena la Svizzera è stata inondata dai recenti grossi scandali internazionali (Petrobras, 1Mbd, Fifa...). Sono decine le inchieste aperte in questi anni nei dall’Mpc, alcune delle quali anche nei confronti degli stessi istituti bancari. Sono invece centinaia i milioni di franchi sequestrati in Svizzera, parte dei quali in Ticino. Soldi sporchi, frutto di mazzette, bustarelle o tangenti, chiamiamole come vogliamo, che, versate a ministri, funzionari, dirigenti di aziende statali, sono stati trasferiti nella Confederazione per essere riciclati. Presentato quest’estate, un rapporto del Gruppo interdipartimentale di coordinamento per la lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo si concentra sulla questione e conferma: la corruzione è ormai la principale fonte di sospetto nelle segnalazioni che gli intermediari finanziari fanno al Mros, l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro.
Se nel 2008 meno del 10% delle segnalazioni aveva a che fare con casi di corruzione, nel 2017 si è saliti al 23%. "Tale crescita - si sottolinea nel rapporto - testimonia da un lato una migliore identificazione dei sospetti di riciclaggio legati alla corruzione da parte degli intermediari finanziari e dall’altro delle ripercussioni in Svizzera dei diversi recenti casi internazionali di corruzione". Ma non solo: la tendenza illustra "la minaccia importante di riciclaggio di denaro che la corruzione costituisce per la piazza finanziaria svizzera". Per gli autori la legislazione svizzera dispone tuttavia di un arsenale giuridico efficace. Un’opinione che non è condivisa da Martin Hilti, dell’Ong Transparency International: "Contrariamente a quanto indicato nel rapporto, le misure esistenti e quelle avviate per combattere il riciclaggio di denaro sporco non sono ancora sufficienti. Le nostre regole presentano ancora notevoli lacune rispetto ad altri paesi", spiega al Caffè.
Il rapporto, dettagliato e ricco di statistiche, sottolinea anche alcuni punti critici dell’economia svizzera. Si accenna, ad esempio, al rischio particolare dato dalle società attive nel commercio di materie prime: "Le società svizzere di trading sembrano particolarmente vulerabili al riciclaggio di denaro della corruzione e sono maggioritarie nelle comunicazione di sospetto legate alla corruzione che riguarano delle società elvetiche". Non è un caso se l’ultima condanna emessa dal Tpf per corruzione è stata, nell’agosto 2018, quella nei confronti di un ex trader della società ginevrina Gunvor, colpevole di aver versato mazzette a dei dirigenti africani.
18.08.2019


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