L'imposizione di nuove leggi e la protesta a Hong Kong
Il passo falso di Pechino
che ha acceso la rivolta
LORETTA NAPOLEONI


L’ondata di manifestazioni ad Hong Kong è iniziata due mesi fa in risposta all’introduzione della legge sull’estradizione in Cina. Dal 1997, da quando il protettorato britannico è terminato, la città gode di uno status speciale. Tuttavia, anche se prima dell’integrazione politico-giuridica con la Cina devono passare 50 anni dal 1997, da più di un anno Pechino ha iniziato ad imporre leggi, come quella sull’estradizione, che riducono progressivamente lo status speciale di Hong Kong con l’idea di assimilare la città al resto della Cina.
Al momento il regime applicato è quello di "un Paese, due sistemi", il che significa che pur essendo parte della Cina, Hong Kong ha una gestione sui generis, e cioè indipendente e politicamente neutrale rispetto a quella imposta al resto dello Stato. La formula ha funzionato per più di un decennio e la maggior parte della popolazione di Hong Kong sperava che sarebbe stata mantenuta nel lungo periodo.
A guidare i manifestanti è il partito per l’indipendenza della città, il cui leader Andy Chan, è stato arrestato alla fine di luglio insieme ad altre 7 persone. Le accuse sono gravi: possesso di armi ed esplosivi. Gli arresti e la reazione repressiva di Pechino nei confronti dei manifestanti ha indotto anche gli impiegati municipali e statali a scendere in piazza. È questo un evento unico, che conferma la popolarità dell’opzione dell’indipendenza e neutralità di Hong Kong e che fa presagire l’aumento delle tensioni politiche con Pechino. Il fatto che all’inizio di agosto, poliziotti, pompieri, impiegati della dogana e degli uffici dell’immigrazione si sono uniti ai comuni cittadini per marciare contro le riforme cinesi preoccupa la leadership di Pechino che vuole evitare un confronto violento simile a quello di piazza Tienanmen. Non sarà facile però, i dimostranti chiedono la cancellazione della legge di estradizione, le dimissione della leader Carrie Lam, il riconoscimento e le scuse del governo per la brutalità usata dalla polizia sui manifestanti, chiedono anche che tutti coloro che sono stati arrestati vengano liberati senza essere processati e che le manifestazioni non vengano descritte come proteste violente.
11.08.2019


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