Le pressioni di Tripoli per ottenere armi e nuove alleanze
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I migranti in Libia
come arma di ricatto
LORENZO CREMONESI


Dalle parole ai fatti. A meno di due mesi da quando Fayez Sarraj aveva ipotizzato che il degenerare della guerra in Libia potesse spingere "sino a 800.000 potenziali partenti" a imbarcarsi per le coste europee, ed italiane in particolare, adesso il suo governo sta valutando di aprire i centri migranti "ufficiali" lasciando liberi gli occupanti di fare ciò che credono. Non solo, all’ordine del giorno del governo di Sarraj a Tripoli sta anche l’idea di lasciare le motovedette guardiacoste nei porti (incluse le tre donate dall’Italia), terminando così le loro missioni di recupero in mare. Come se non bastasse, persino il cosiddetto "uomo forte" della Cirenaica, quello stesso Khalifa Haftar che dal 4 aprile attacca militarmente Sarraj e la coalizione di milizie che sta con lui, per una volta si dice pronto a cooperare per cercare di affrontare la questione migranti.
Cosa significa? La prima considerazione resta che c’è ben poco di nuovo sotto il sole cocente della Libia. È dai tempi di Gheddafi che la questione migranti rappresenta un ottimo strumento di pressione contro l’Italia, e in generale i governi europei, da parte dei dirigenti libici. E oggi ciò vale per la Tripolitania di Sarraj, ma anche la per Cirenaica di Haftar e persino per i molto meno organizzati e influenti capi tribali e le milizie del Fezzan nel profondo Sahara. Ogni volta che questi cercano aiuti o semplicemente vogliono essere ascoltati, dai loro arsenali tirano fuori "l’arma" migranti.
Oggi però la situazione è davvero speciale. Sarraj è offeso con la comunità internazionale per la passività dimostrata di fronte all’aggressione di Haftar. L’incapacità del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di esprimere un voto di condanna contro il bombardamento del centro di Tajura, dove mercoledì scorso i caccia di Haftar hanno ucciso oltre 60 migranti (e probabilmente un numero imprecisato di miliziani libici), è stata l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tripoli è anche frustrata dalle simpatie filo-Haftar di Donald Trump, che sono palesemente ispirate dal presidente egiziano Al Sisi. Dunque gli costa poco fare annunciare dai suoi ministri e collaboratori che "presto le gabbie saranno aperte". In realtà, stiamo parlando di un numero relativamente piccolo di persone: circa 8.000 chiuse al momento in meno di una ventina di campo di raccolta "ufficiali" e già visitati abbastanza regolarmente dagli ufficiali Onu e delle organizzazioni umanitarie internazionali. Va sottolineato che però un grande numero di migranti (forse sino a 200.000) è chiuso in centri segreti o sotto il controllo in vario modo di decine di milizie legate ai trafficanti di esseri umani che agiscono tra l’Africa sub-sahariana e le coste del Mediterraneo. Su queste il governo della Tripolitania non ha alcun potere. Siamo dunque di fronte più ad una mossa propagandistica che ad una capacità reale di influenzare la situazione sul campo. Allo stesso modo, Haftar ogni volta che incontra i dirigenti europei chiede armi ed equipaggiamento logistico con la promessa di essere l’unico in grado di bloccare i confini meridionali del Paese contro i flussi di gente che arrivano dal sud, ma ben sapendo che almeno per ora le grandi rotte della migrazione non sono nelle aree sotto il controllo delle sue truppe.
Occorre ricordare che il caos libico dipende sostanzialmente dalla frammentazione politica e militare del Paese. Non ci sono attori forti, ma unicamente comparse deboli. La loro guerra è alimentata e armata dagli alleati che rispettivamente aiutano le due parti. Sostanzialmente: Egitto, Arabia Saudita ed Emirati stanno con Haftar, mentre Qatar e Turchia con Sarraj. Dunque la guerra è potenzialmente infinita, non dipende dalle limitate risorse locali. Lo scenario ricorda la Siria sino a poco fa o lo Yemen attuale. Da qui l’importanza che la comunità internazionale, o almeno i suoi attori principali, blocchino il flusso di aiuti e armi. Sino ad allora i migranti resteranno un ottimo strumento di pressione in mano alle fazioni locali.
07.07.2019


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