L'analisi
Dall'Iran sino a Kim
donald alza il tiro
GUIDO OLIMPIO


L’arrivo di Donald Trump ha reso i toni ancora più duri, visto che il nuovo presidente ha rinnegato la politica di apertura (o fiducia) nei confronti degli ayatollah.
I sabotaggi – misteriosi – delle petroliere del Golfo rappresentano il lampo del momento. Washington accusa l’Iran di un atto grave, Teheran nega. Balletto che ha alla base la consueta strategia di The Donald. La Casa Bianca vuole continuare a mantenere una pressione sull’avversario, per questo usa le sanzioni e ogni tanto brandeggia la minaccia dell’opzione militare. Doppia arma legata ad una scelta tattica, ma anche alle differenti visioni all’interno dell’amministrazione.
Trump spera di mettere al passo l’Iran, costringendolo a rinunciare per sempre e totalmente al suo programma nucleare. Solo che il presidente è restio, per vocazione, a lanciarsi in avventure belliche. Diversa la posizione di alcuni consiglieri, a partire dall’interventista John Bolton, che non ha mai nascosto di essere in favore di un’azione dura ed estesa. Posizione condivisa da alleati fedeli, come i monarchi sunniti del Golfo Persico e gli israeliani. Loro non hanno dubbi su cosa fare e vorrebbero che gli Usa agissero di conseguenza. Con i muscoli.
Dunque il presidente non esclude punizioni, però al tempo stesso dice di essere pronto a trattare. Un gioco già visto con un altro cliente difficile, il leader nord coreano Kim Jong un. Trump applica le regole del mondo degli affari: alza la posta, negozia, si ritira, rilancia, manovra per ottenere il massimo dalla controparte. A volte funziona, altre meno. Specie quando davanti hai gli iraniani, pazienti e tenaci ma anche divisi da faide politiche interne. Con la linea ufficiale del governo khomeinista piuttosto cauta e quella dell’ala estrema radicale incline alle provocazioni, magari lungo le delicate rotte del petrolio. L’America resta il Grande Satana.
Dopo le esplosioni a metà maggio a bordo delle petroliere al largo di Fujairah, negli Emirati, ecco il secondo episodio a est di Hormuz. Ognuno ha provato a gestire gli incidenti, convinto di poter controllare il "fuoco" e, nel contempo, deciso a mettere alla prova il nemico. Ma il rischio è che tutto sfugga di mano.
16.06.2019


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