Confronto fra una sindacalista e un'impreditrice
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Sciopero delle donne?
Uomini sì, uomini no
CLEMENTE MAZZETTA


Tutte/i possono partecipare allo sciopero delle donne" si legge sul manifesto che promuove lo sciopero indetto per il 14 giugno 2019 in tutta la Svizzera. Quel "Tutte/i" apre uno spazio agli uomini, che possono aderire allo sciopero femminista. Il  come aderire, partecipare, lo indicano le organizzatrici: "Sei un uomo solidale con lo sciopero femminista. Allora il 14 giugno mettiti a disposizione per coprire i turni di lavoro delle tue colleghe e sostituisci le tue amiche e conoscenti nei loro compiti di cura dei loro cari non autosufficienti. Usa dei segni di riconoscimento che indicano la tua solidarietà".  
Una partecipazione di secondo livello, verrebbe da dire. Anche se, nel confronto che pubblica il Caffè, la sindacalista Michela Pedersini auspica che ci sia "una forte presenza maschile a quella che si annuncia come una grande manifestazione". Una partecipazione che va resa individualmente, aggiunge l’imprenditrice Marie Jeanne Bosia, che lo ritiene un happening fine a se stesso e che si dice scettica sui possibili risultati. Le ragioni dello sciopero partono però da una questione fondamentale: la parità di salario a lavoro uguale. Oggi, statisticamente le donne in Svizzera guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini.

c.m.


È una scelta aperta a qualsiasi persona, a titolo individuale
Marie Jeanne Bosia
Imprenditrice, Presidente onorario Soroptimist international

Non ho nessun problema a dire che qualsiasi persona, individualmente può partecipare allo sciopero delle donne indetto per il 14 giugno. Anche un uomo, perché no? Questo sciopero è contro la società, contro l’economia, non contro l’uomo, in quanto tale. Ma è importante che vi partecipi a livello personale. Per quello che crede lui. Non in quanto rappresentante di un’associazione, o di un partito. Temo infatti il rischio di una strumentalizzazione.
Non condivido infatti il contesto politico che si è creato attorno a questa manifestazione.  Non solo come presidente onorario di Soroptimist international, ma come donna che ha combattuto a favore dell’emancipazione femminile, per una effettiva parità ad ogni livello, ho forti perplessità su questo tipo di sciopero: non credo che porterà a qualcosa di valido. Penso anzi che si manifesterà come rabbia, il cui unico risultato potrà essere eventualmente qualche articolo sui giornali. Nulla di più.
E lo dico come donna che ha partecipato alla conferenza mondiale sulle donne di Pechino nel ’95 indetta dalle Nazioni Unite a favore dell’uguaglianza con tanto di obiettivi e dei piani d’azione per uguali diritti  fra uomini e donne.Non è con una protesta, con uno sciopero , no è gridando in piazza che si fanno passi avanti. La parità fra uomo e donna va veramente ricercata, ma con altri modi. Tanto è vero che come Soroptmist internation abbiamo detto chiaramente alle nostre associate che potevano liberamente partecipare, titolo individuale, ma non a nome dell’associazione.
Come donna , e come femminista convinta, sono pienamente d’accordo sul fatto le donne devono essere pagate come gli uomini. Ma non è con questo sciopero che possiamo arrivarci. Possiamo farlo con la politica, con la cultura. Possiamo farci valere nelle associazioni.
La storia ci ha insegnato che le donne per riuscire a farsi valere nel mondo del lavoro devono semplicemente diventare le più brave. Purtroppo, come diceva Simone de Beauvoir una donna deve fare il doppio del lavoro di un uomo per essere accettata.In questa società bisogna che le donne sappiano costruire, non distruggere. Non è con lo sciopero in Svizzera che si può cambiare qualcosa in un mondo che è diventato molto complesso, molto più difficile, che ha tanti altri problemi. Ma che è un mondo che ha fatto anche passi avanti, visto che oggi, rispetto a quando ero giovane, ad esempi i padri sono più attivi nella cura dei figli, nella famiglia. Dunque pretendiamo la parità e lottiamo assieme, uomini e donne per questo obiettivo.


Ma il nostro successo non lo decreterà la presenza maschile
Michela Pedersini
Sindacalista, presidente Vpod

Certo che anche gli uomini possono partecipare allo sciopero delle donne del 14 giugno. È auspicabile una forte presenza maschile: è importante essere sostenute, supportate nelle nostre richieste anche da parte degli uomini! Così avremo un loro concreto riconoscimento della validità, dell’importanza e dell’urgenza dei nostri obiettivi. Non vogliamo però che il risultato dello sciopero delle donne dipenda dagli uomini, Semplicemente se maggiore sarà la partecipazione di tutti, di donne, uomini, giovani, studenti e studentesse, maggiore sarà il peso che riusciremo a dare alle nostre rivendicazioni. La parità, sebbene sia sancita nella Costituzione dal 1981, nella realtà è ancora incompiuta. Dobbiamo fare dei passi avanti. Tutt’oggi in Svizzera le donne sono pagate il 20% in meno degli uomini. La situazione è però diversa nei Paesi nordici, dove è appena stato richiesto che le nonne che si prendono cura dei nipoti vengano retribuite !
Le nostre richieste non riguardano però solo il mondo del lavoro, non si vuole solo la parità di salario a parità di lavoro. Questo è solo il primo dei nostri 19 obiettivi.
Le nostre rivendicazioni vanno dalla parità di retribuzione, a un salario minimo che consenta di vivere in modo dignitoso, alla remunerazione del lavoro di cura. Perché noi donne ci occupiamo di tutti, bambini, ammalati, anziani, e sempre gratuitamente! Vogliamo congedi paternità e maternità più lunghi e chiediamo la messa al bando degli stereotipi sessisti e delle violenze, sui luoghi di lavoro, a casa o nelle strade! Siccome la vita la passiamo insieme, insieme dobbiamo cambiare questa società. Per questo la compartecipazione degli uomini alla manifestazione del 14 giugno è importante! Non vedo ragioni per mantenere queste disparità. Rispetto a chi contesta il modo, ossia la forma dello sciopero, rispondo che dare voce alle esigenze reali, a un disagio concreto, a ciò che deve cambiare, è da sempre la scelta giusta.
Non è comunque il primo sciopero che facciamo: le donne sono scese in piazza già nel 1991. Rispetto a quella data, pensiamo che sia ancora necessario rimarcare una serie di obiettivi per la parità di genere in una società che sta evolvendo il cambiamento è d’obbligo.
Sono senz’altro stati fatti alcuni passi avanti e questo in molte realtà professionali. Ad esempio, tra i lavoratori e le lavoratrici dell’Ente cantonale ospedaliero, uomini e donne che hanno le stesse possibilità e gli stessi diritti. Situazione che purtroppo in altre aziende o in altre realtà ancora non sono state raggiunte. E per tutto questo scenderemo tutte e tutti in Piazza il 14 giugno 2019!
09.06.2019


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