Aumenta la presenza di farmaci nel Ceresio e nei fiumi
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Antibiotici nelle acque,
crescono i batteri killer
ANDREA STERN


Il fiume peggio messo è in Bangladesh. Ha un livello di metronidazolo, farmaco particolarmente efficace sui batteri, 300 volte superiore alla soglia di sicurezza. Anche in Ticino gli antibiotici fanno ormai parte dell’ecosistema locale. Negli ultimi anni è aumentata la loro concentrazione sia nel Lago di Lugano, sia nei suoi immissari Cassarate, Laveggio, Magliasina e Vedeggio. L’ha rilevato uno studio del 2017. Mancano dati più recenti ma, nonostante l’impegno della Confederazione per ridurre il consumo di antibiotici, è difficile pensare che la situazione sia migliorata.
Ed è un problema serio. Chiaramente nessuno mette in dubbio l’utilità degli antibiotici, che dalla loro introduzione negli anni Quaranta hanno salvato milioni di vite umane. Ma la loro diffusione nell’ambiente uccide i batteri più sensibili e rinforza quelli più resistenti rendendo inefficaci gli stessi antibiotici. "Sempre più batteri patogeni risultano aver acquisito resistenze multiple a diversi tipi di antibiotici, rendendo alcune infezioni sempre più difficili da curare", dice il deputato udc Tiziano Galeazzi, che con il collega Edo Pellegrini e il verde Nicola Schoenenberger ha inviato il 7 giugno al Consiglio di Stato un’interrogazione. "Si stima infatti - prosegue Galeazzi - che in Svizzera ogni anno muoiano circa 300 persone per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, una cifra comparabile ai decessi causati dagli incidenti stradali".
Un’emergenza dunque. Contro la quale, apparentemente, si sta facendo troppo poco. Il già citato studio del 2017 - realizzato da Nicola Solcà, capo dell’Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo, per conto della Commissione internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere - suggeriva alcune misure, come ad esempio un monitoraggio a medio-lungo termine delle acque reflue degli impianti di depurazione. Ecco, si chiede il parlamentare, questo monitoraggio è stato fatto? Con quali risultati? E le stazioni di depurazione sono già tutte dotate dei più moderni sistemi per eliminare le sostanze antibiotiche e abbattere la presenza di microrganismi resistenti ad essi? Al governo vengono inoltre chieste delle indagini sul fenomeno dell’inquinamento degli antibiotici nelle acque superficiali e nei terreni agricoli.
Dal canto suo la Confederazione ha avviato già nel 2015 una strategia nazionale sull’impiego degli antibiotici, volta a  conservarne l’efficacia e a ridurre le resistenze. Alcuni successi sono già stati ottenuti. Per esempio nella medicina veterinaria si è riusciti a dimezzare il consumo di antibiotici, mentre tra gli esseri umani il calo è stato del 5% nel settore ambulatoriale e del 10% in quello stazionario. L’obiettivo è di proseguire su questa linea, in modo da evitare che determinate infezioni non possano più essere curate.
Opportuno sarebbe un coordinamento a livello mondiale. Poiché se la Svizzera ha proibito l’utilizzo di antibiotici per stimolare la crescita degli animali già nel 1999 e l’Unione europea ne ha seguito l’esempio nel 2006, in altri Paesi non esiste alcuna restrizione in materia. Il principale consumatore di antibiotici negli allevamenti è la Cina, che ne utilizza quasi 100mila tonnellate all’anno. Ed è stato calcolato che nel mondo ogni dieci minuti vengono somministrati agli animali ben 2,5 tonnellate di antibiotici. Solo per favorirne la crescita

astern@caffe.ch
09.06.2019


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